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Servizi di vendita al dettaglio nella Comunità Europea - l' antico mestiere è divenuto servizio.

DECISIONE

della seconda Commissione di ricorso

del 17 dicembre 1999

Nel procedimento R 46/1998-2

GIACOMELLI SPORT S.P.A.

Via 1º Maggio 117, Frazione Silla

Porretta Terme (Bologna) 40040

ITALIA Ricorrente

ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A.

Via Piemonte, 26

Roma 00187

ITALIA RappresentanteRICORSO relativo alla domanda di marchio comunitario numero 258582

LA SECONDA COMMISSIONE DI RICORSO

composta da K. Sundström (Presidente), H.R. Furstner (Relatore), J.F. Gormley

Cancelliere: E. Gastinel

ha pronunciato la seguenDecisione

Sintesi dei fatti

1 Con domanda dell’8 maggio 1996, il ricorrente chiedeva la registrazione del seguente marchio figurativo:L’elenco di prodotti e servizi (cfr. allegato) per il quale era richiesta la protezione comprendeva, inter alia, la seguente descrizione che rientra nella classe 35:

“Raggruppamento, a beneficio dei terzi, di una varietà di prodotti, trasporto escluso, per permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti stessi; organizzazione di mostre in sale e showroom a fini commerciali o pubblicitari”.

2 Con lettera del 3 febbraio 1998, l’esaminatore chiedeva al ricorrente di modificare la classificazione conformemente al disposto dell’articolo 28 del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio del 20 dicembre 1993 sul marchio comunitario (“RMC”) (GUCE L 11 del 14.1.1994, pag. 1; GU UAMI 1/95, pag. 53) ed alla regola 9 del regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione del 13 dicembre 1995 recante modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario (“RE”) (GUCE L 303 del 15.12.1995, pag. 1; GU UAMI 2-3/95, pag. 259), motivando la sua obiezione nei seguenti termini:

“l’UAMI non può accettare la descrizione di servizi elencati nella sua domanda che rientra nella classe 35, limitatamente a “raggruppamento, a beneficio dei terzi, di una varietà di prodotti, trasporto escluso, per permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti stessi”.

L’Ufficio, infatti, ritiene che tale descrizione, con la quale si richiede la protezione per servizi che in realtà costituiscono attività di vendita svolte dal richiedente, non sia ammissibile, poiché non individua un servizio a beneficio dei terzi, ma piuttosto un’attività di vendita aggiuntiva, svolta nel solo interesse del richiedente”.

3 Con lettera del 13 febbraio 1998, il richiedente dichiarava che non avrebbe modificato la descrizione dei servizi per i quali aveva depositato il marchio perché “è riconosciuto a livello internazionale, ed in particolare dall’UAMI, che la protezione dovrebbe includere i servizi di vendita”.

4 La domanda veniva infine respinta con decisione dell’esaminatore del 23 febbraio 1998, nella parte relativa a “raggruppamento, a beneficio dei terzi, di una varietà di prodotti, trasporto escluso, per permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti stessi”, in quanto tali servizi, a giudizio dell’esaminatore, “sono correlati essenzialmente ad attività di vendita”. In quanto tale, la classificazione fornita dal richiedente non era conforme all’articolo 28 del RMC. L’esaminatore pertanto respingeva la domanda ai sensi della regola 9, paragrafo 4, del RE.

5 Il 30 marzo 1998, veniva presentato ricorso contro la decisione dell’esaminatore del 23 febbraio 1998 relativa alla domanda di marchio comunitario numero 258582. L’Ufficio riceveva la memoria contenente i motivi del ricorso in data 22 giugno 1998. Il ricorso veniva trasmesso alla Divisione d’Esame per la revisione pregiudiziale, ai sensi dell’articolo 60 del RMC, e deferito alle Commissioni di ricorso.

Motivi del ricorso

6 Nella lunga e circostanziata memoria contenente i motivi del ricorso, di cui si riporta una sintesi qui di seguito, il ricorrente sostiene che:

(a) i motivi addotti per respingere la domanda non sono sufficienti;

(b) la decisione dell’esaminatore viola l’articolo 28 del RMC e le regole 1 e 2 del RE, le cui parti rilevanti recitano rispettivamente:

articolo 28 del RMC:

“I prodotti e i servizi, per i quali sono depositati i marchi comunitari, sono classificati secondo la classificazione stabilita dal regolamento di esecuzione”

regola 1, paragrafo 1, lettera c), del RE:

“La domanda di marchio comunitario contiene:

“un elenco dei prodotti e dei servizi per i quali si richiede la registrazione secondo la regola 2”.

Regola 2, paragrafo 1, del RE:

“Per la classificazione dei prodotti e dei servizi si applica la classificazione comune di cui all’articolo 1 dell’Accordo di Nizza sulla classificazione internazionale di merci e servizi per la registrazione di marchi, del 15 giugno 1957, riveduto e modificato” (la “Classificazione di Nizza”);

(c) i servizi forniti dal rivenditore al dettaglio “consistono nella scelta di prodotti da acquistare e rivendere, nell’allestimento dei locali adibiti alla vendita (ad esempio la particolare esposizione dei prodotti, eventuale sottofondo musicale, colori, arredi, luci, e così via), nella pianificazione della varietà dei prodotti, nel modo in cui i prodotti vengono esposti sugli scaffali, nei servizi prestati dagli assistenti alle vendite, nelle uniformi del personale, nei sistemi di pagamento, nei prezzi, nelle presentazioni commerciali, e così via”;

(d) il servizio di vendita è richiesto e pagato dal consumatore il quale sceglie la casa distributrice specifica e accetta di pagarne il relativo prezzo quale somma addizionale ai prezzi delle merci ivi vendute;

(e) un marchio per “servizi di vendita al dettaglio” evita la necessità di registrare il segno in tutte le classi merceologiche.

7 Conformemente al disposto dell’articolo 11 del regolamento (CE) n. 216/96 della Commissione, del 5 febbraio 1996, che stabilisce il regolamento di procedura delle Commissioni di ricorso dell’UAMI (GUCE L 28 del 6.2.1996, pag. 11) (GU UAMI 4/96, pag. 399), il 27 luglio 1999 la Commissione di ricorso, ritenendo che nel caso in questione fosse stata sollevata un’importante questione - ovvero se i servizi normalmente forniti da esercenti al dettaglio di articoli sportivi, o di vendita al dettaglio di generi alimentari o simili, siano o meno servizi per i quali può essere registrato un marchio comunitario - invitava il Presidente a formulare osservazioni in merito.

8 Il Presidente rendeva note le proprie osservazioni il 7 ottobre 1999.

9 Il Presidente esordisce con alcuni commenti generali relativi all’Accordo di Nizza ed alla riluttanza della maggior parte degli Stati membri di ammettere alla registrazione “servizi di vendita al dettaglio”. Egli sottolinea che storicamente tali marchi non sono stati accettati in quei paesi, poiché si riteneva che la vendita di prodotti al dettaglio non potesse costituire di per sé un servizio, ma comprendesse solo la vendita nonché attività connesse (ad esempio esposizione). Qualora fossero stati offerti servizi aggiuntivi, ad esempio il finanziamento, tali servizi potevano essere classificati secondo quanto previsto dalla Classificazione di Nizza.

La tesi principale del presidente contro l’ammissione di “vendita al dettaglio” è la seguente:

“La classificazione dei prodotti e servizi serve a fini amministrativi, così come disposto dalla regola 2, par. 4, del RE. Pertanto, l’Ufficio deve essere in grado di desumere dall’elenco dei prodotti e dei servizi a quale classe appartiene un determinato prodotto o servizio e quale può essere il relativo ambito di protezione. Ciò è necessario prima di tutto per un esame degli impedimenti assoluti alla registrazione, in secondo luogo per deliberare su casi di opposizione e di annullamento. Allo stesso modo, i tribunali e gli uffici negli Stati membri devono essere in grado di individuare la natura della rivendicazione dei diritti esclusivi sulla base dei prodotti e dei servizi per i quali un marchio comunitario è registrato. Questo riguarda anche gli uffici nazionali che devono tener conto di marchi comunitari anteriori in procedimenti ex-parte e inter-partes. Pertanto, l’elenco dei prodotti e dei servizi deve essere sufficientemente specifico.

Vi è anche un elemento concreto relativo alla classificazione, che è strettamente legato allo scopo amministrativo di procedere alla classificazione stessa: i marchi non sono protetti su base assoluta, ma sempre in relazione ai prodotti e ai servizi per i quali sono registrati. La protezione è “assoluta” quando i prodotti e/o i servizi e i marchi sono identici, mentre in altri casi occorre che sussista un rischio di confusione dovuto all’identità o alla somiglianza dei marchi e all’identità o alla somiglianza dei rispettivi prodotti e/o servizi. Pertanto, sarà necessario determinare di volta in volta la portata della rivendicazione di esclusività.

Una rivendicazione per servizi di vendita al dettaglio con la prospettiva di ottenere protezione che coprirebbe anche, ed in particolar modo, tutti i prodotti “trattati” da una determinata impresa di vendita al dettaglio, sarebbe in contraddizione con la necessità di certezza di cui sopra. In particolare, una tale classificazione di servizi diverrebbe una sorte di classe “copri-tutto”, un concetto alieno alla protezione di marchi per mezzo della registrazione”.

Il Presidente prosegue affermando che se è vero che un’indicazione dei prodotti e dei servizi da vendere contribuirebbe ad una maggiore trasparenza della domanda, i problemi suindicati resterebbero comunque insoluti.

Infine, il Presidente attira l’attenzione della Commissione sulla dichiarazione congiunta acclusa al verbale della riunione del Consiglio, redatta nel momento in cui il RMC è stato adottato nel 1993 e relativa al tema della registrazione di marchi di servizi di “vendita al dettaglio”:

“Il Consiglio e la Commissione ritengono che l’attività della vendita al dettaglio di prodotti non sia in quanto tale un servizio per il quale si possa registrare un marchio comunitario ai sensi del presente regolamento”.

Il Presidente spiega i motivi che avevano indotto ad accludere la dichiarazione congiunta:

“Poiché il regolamento sul marchio comunitario non fornisce una classificazione e il regolamento di esecuzione all’epoca non era ancora stato approvato, non era possibile esprimere un’obiezione alla registrazione di vendita al dettaglio come servizio in nessun’altra maniera che per mezzo di questa dichiarazione congiunta. Certamente ci si aspettava che l’Ufficio non accettasse tali marchi di servizio”.

Motivi della decisione

10 Il ricorso è conforme agli articoli 57, 58 e 59 del RMC ed alla regola 48 del RE ed è pertanto ammissibile.

11 La base giuridica della decisione dell’esaminatore è la regola 9, paragrafo 4 del RE, che prevede che se le irregolarità di cui al paragrafo 3, lettera a) non vengono sanate entro tale termine, l’Ufficio respinge la domanda. Il paragrafo 3, lettera a) della stessa regola si riferisce a sua volta alle domande che non rispettino le condizioni previste dalle regole 1, 2 e 3 del RE o le altre condizioni formali per il deposito previste dal RMC o dalle regole del RE. A questo caso si applicano le regole 1 e 2.

12 La regola 1, segnatamente il paragrafo 1, lettera c), stabilisce quanto già citato al punto 6 della presente decisione.

13 La regola 2 del RE, per quanto riguarda la parte materiale, stabilisce:

(2) “L’elenco dei prodotti e servizi è redatto in modo tale da far risaltare chiaramente la natura dei prodotti e dei servizi e permettere la classificazione di ogni singolo prodotto o servizio in una sola classe della classificazione dell’Accordo di Nizza”.

14 Da quanto esposto sopra, la Commissione ritiene che la principale difficoltà incontrata dall’esaminatore nel caso in questione sia stata se accettare o meno che il “raggruppamento, a beneficio dei terzi, di una varietà di prodotti, trasporto escluso, per permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti stessi” costituisca un servizio, ai fini del RMC. L’esaminatore ritiene che non si tratti di un servizio, poiché tale tipo di attività è accessoria alla vendita di prodotti e, nonostante le parole “a beneficio dei terzi” viene svolta nel solo interesse del richiedente.

15 A giudizio della Commissione, la questione principale è se i servizi, forniti normalmente dai venditori al dettaglio ai loro clienti, siano da considerarsi o meno servizi rispetto ai quali un marchio comunitario può essere registrato.

16 In primo luogo, la Commissione desidera affermare che non ritiene pertinente la dichiarazione congiunta del Consiglio e della Commissione acclusa nel verbale della riunione del Consiglio del 20 dicembre 1993 nella quale è stato adottato il RMC, in quanto essa non riveste valore giuridico nell’ordinamento giuridico comunitario. Come la Corte di giustizia ha dichiarato nella sentenza nella causa C-292/89 Antonissen, Raccolta 1991, pag. I-745, al punto 18:

“… una dichiarazione del genere non può essere presa in considerazione per interpretare una disposizione del diritto derivato quando, come nella fattispecie, il contenuto della dichiarazione non trova alcun riscontro nel testo della disposizione di cui trattasi”.

La causa in questione riguardava una dichiarazione acclusa al verbale del Consiglio nel momento dell’adozione del regolamento n. 1612/68 e della direttiva del Consiglio 68/360/CEE relativa all’abolizione delle restrizioni al trasferimento ed al soggiorno dei lavoratori degli Stati membri e delle loro famiglie all’interno della Comunità (GU, edizione speciale in lingua inglese 1968 (II), pag. 485).

17 Il RMC non dà una definizione di “servizio”. In considerazione della sua natura astratta, un “servizio” è di più difficile definizione rispetto ad un “prodotto”. Non è possibile, pertanto, giungere ad una definizione esauriente e precisa.

18 È importante capire quale sia l’idea che è alla base di un servizio. La caratteristica tipica di qualsiasi servizio è la fornitura di qualcosa, sotto forma di lavoro piuttosto che di prodotti, per soddisfare una particolare esigenza o necessità. I servizi, pertanto, possono assumere virtualmente un’infinità di forme. Ne deriva che il concetto di servizio dovrebbe essere interpretato estensivamente. The New Shorter Oxford English Dictionary (edizione del 1993) offre varie definizioni di “service” (servizio), tra le quali, nel caso in esame, la più adeguata risulta essere la seguente : “Provision of a facility to meet the needs or for the use of a person or thing” (fornitura di una facilitazione per venire incontro alle necessità o per l’uso di una persona o di una cosa); “An act of helping or benefiting another; behaviour conducive to the welfare or advantage of another. Chiefly in do, render service” (atto di aiutare o di giovare ad altri; comportamento che contribuisce al benessere o al vantaggio di altri. Principalmente nell’espressione offrire, rendere servizio); “Friendly or personal assistance” (assistenza amichevole o personale); “Serviceableness, usefulness”(utilità, vantaggio).

19 Le lingue francese, tedesca, spagnola ed italiana contengono concetti simili. Secondo il dizionario Le Petit Larousse (edizione del 1999), il termine francese “service” ha, inter alia, anche i seguenti significati: “Société de services: entreprise fournissant à titre onéreux un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion d’une production de biens matériels” (Società di servizi: impresa che fornisce a titolo oneroso un lavoro, prestazioni, personale, ecc., esclusa la produzione di beni materiali). In tedesco, la parola “Dienstleistung” (servizio), secondo il Duden Deutsches Universal Wörterbuch A-Z (edizione del 1989), ha, inter alia, il seguente significato: “[meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht der Produktion von Gütern dienen” ([spec. pl.] econ.: Prestazioni nell’economia che non prevedono la produzione di beni). La parola “servicio” in spagnolo, secondo la Real Academia Española Diccionario de la Lengua Española (edizione del 1992), significa, inter alia, “Econ. Prestación humana que satisface alguna necesidad del hombre que no consiste en la producción de bienes materiales” (econ. Prestazione umana che soddisfa qualsiasi necessità dell’uomo che non consiste nella produzione di beni materiali). La parola italiana “servizio” ne Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (edizione del 1987) è definita, inter alia come “insieme composito di attività economiche che non danno luogo alla produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera (p.e. scuola, trasporti, commercio, telecomunicazioni, pubblica amministrazione, spettacolo); terziario: “lavorare nei servizi; la società postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo dei servizi”.

20 Inoltre, l’esperienza comune dimostra che il consumatore preferisce i servizi forniti da un negozio particolare rispetto ad un altro e tale scelta può essere influenzata dalla completezza del servizio offerto o da fattori differenti che concorrono a caratterizzare il servizio di vendita al dettaglio proposto, ad esempio la varietà dei prodotti; il modo ed il luogo in cui vengono esposti; la convenienza in generale; l’atteggiamento e l’impegno del personale; l’attenzione riservata ai clienti e così via. Tuttavia, nel valutare una domanda non si deve tener conto della portata o della qualità del servizio. Il fatto che un negozio al dettaglio sia ad esempio “self-service” non dovrebbe limitare la possibilità di ottenere la registrazione di un marchio per servizi di vendita al dettaglio. In definitiva, l’avviamento di un esercizio al dettaglio si basa sul servizio che fornisce.

21 Pertanto, l’esaminatore ha affermato, a torto, che la descrizione del servizio da parte del ricorrente “non individuava un servizio a vantaggio dei terzi, ma piuttosto un’attività di vendita accessoria, svolta nell’interesse esclusivo del richiedente”. Inoltre, l’attività al dettaglio è reciprocamente vantaggiosa sia per il rivenditore al dettaglio che per il cliente. Che il rivenditore al dettaglio sia indotto a svolgere tale attività dalla prospettiva di conseguire un profitto o di incrementarlo, piuttosto che da quella di offrire un servizio al pubblico, non altera in alcun modo il fatto che venga prestato un servizio. Non vi è alcunché nel RMC che imponga che i servizi debbano essere forniti a scopo di lucro.

22 I commenti del Presidente dell’Ufficio, riportati al paragrafo 9, non lasciano dubbi alla Commissione in merito al fatto che la vendita al dettaglio di prodotti costituisca un servizio per il quale può essere registrato un marchio comunitario.

23 Le osservazioni relative all’Accordo di Nizza ed i motivi storici per rifiutare la registrazione di “vendita al dettaglio”, a giudizio della Commissione, hanno riferimento più alla politica dell’Ufficio che ai problemi giuridici.

24 Nei commenti del Presidente, molta enfasi viene data alla preoccupazione per la classificazione di prodotti e servizi. Mentre la classificazione di prodotti e servizi è importante da un punto di vista amministrativo, al di là della questione delle tasse, nessuna delle norme sul marchio comunitario assoggetta l’accettazione della registrazione di un marchio per prodotti e servizi, a condizione che siano stati chiaramente descritti per quanto riguarda la classificazione.

25 Il fatto che il ricorrente possa pensare erroneamente di ottenere la protezione del marchio per i prodotti, attraverso la registrazione del marchio comunitario per i servizi di vendita al dettaglio, non costituisce un motivo sufficiente per non ammettere la registrazione come marchio di servizi di vendita.

26 Il ricorrente, in questo caso, non descrive con sufficiente chiarezza il servizio per il quale chiede il marchio comunitario, come stabilito dalla regola 2, paragrafo 2 del RE, ma utilizza le espressioni generali contenute nella nota esplicativa alla classe 35 della Classificazione di Nizza (settima edizione).

27 Ad avviso della Commissione, è necessaria una descrizione comprensibile del servizio, compreso un riferimento al settore nel quale il servizio viene prestato, ad esempio “servizi di vendita al dettaglio nel settore dei prodotti sportivi”, o in altri settori. Senza tale riferimento, sarebbe decisamente difficile per la Divisione d’Esame valutare, ad esempio, se il marchio debba essere registrato per impedimenti assoluti alla registrazione o meno. Nel contempo, senza tale chiarezza, sarebbe difficile, se non impossibile, farsi un’idea dell’ambito di protezione conferito dal marchio, ciò che è fondamentale nei procedimenti di opposizione, di annullamento e di contraffazione.

L’esempio di descrizione sopraindicato non preclude la possibilità di trovare altre descrizioni adeguate a tale servizio.

28 L’esaminatore dovrebbe adesso offrire al ricorrente la possibilità di conformarsi al disposto della regola 2, paragrafo 2, del RE, e fornire una descrizione dettagliata dei servizi di vendita al dettaglio per i quali chiede la registrazione del marchio.

29 Alla luce di quanto suesposto, la decisione impugnata deve essere annullata ed il caso rimesso alla Divisione d’Esame per l’ulteriore prosecuzione della procedura.

Dispositivo

Per tali motivi, la Commissione così decide:

1. La decisione impugnata è annullata.

2. Il caso è rimesso all’esaminatore per l’ulteriore prosecuzione.

K. Sundström


H.R. Furstner
J.F. Gormley

Cancelliere:

E. Gastinel


DECISION

of the Second Board of Appeal

of 17 December 1999

In Case R 46/1998-2

GIACOMELLI SPORT S.P.A

Via 1º Maggio 117, Frazione Silla

Porretta Terme (Bologne) 40040

ITALY Appellant

ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A

Via Piemonte, 26

Rome 00187

ITALY Representative

APPEAL relating to Community trade mark application No 258582

THE SECOND BOARD OF APPEAL

composed of K. Sundström (Chairman), H.R. Furstner (Rapporteur), J.F. Gormley

Registrar: E. Gastinel

gives the following

Decision

Summary of the facts

1 The appellant filed an application on 8 May 1996 for the registration of the figurative mark below:

and the list of goods and services (see annexe attached hereto) for which coverage was sought included, inter alia, the following specification under Class 35:

‘Bringing together, for the benefit of others, of a variety of goods - excluding transport - to enable consumers to view and buy the products; organisation of exhibitions in halls and showrooms for commercial or advertising purposes.’

2 By letter to the appellant dated 3 February 1998, the examiner requested that it amend the classification in order to conform with Article 28 of Council Regulation (EC) No 40/94 of 20 December 1993 on the Community trade mark (‘CTMR’)(OJ EC No L 11, 14.1.1994, p. 1; OJ OHIM 1/95, p.53) and Rule 9 of Commission Regulation (EC) No 2868/95 of 13 December 1995 implementing Council Regulation (EC) No 40/94 on the Community trade mark (‘IR’) (OJ EC No L 303, 15.12.1995, p. 1; OJ OHIM 2-3/95, p. 259). He explained his objection in the following terms:

‘it is impossible for OHIM to accept the formulation of services listed in your application under Class 35 to be limited to the listing “bringing together, for the benefit of others, of a variety of goods - excluding transport - to enable consumers to view and buy the products”.

In fact, the Office considers that this wording, which claims protection for services which are however, sales activities carried on by the applicant, is inadmissible since it does not identify a service for the benefit of others, but rather an ancillary sales activity in the interests of the applicant alone.’

3 By letter of 13 February 1998, the appellant indicated that it would not be changing its description of the services applied for as ‘it is acknowledged internationally, and in particular by the OHIM, that protection should include sales services.’

4 The application was finally refused by decision of the examiner of 23 February 1998 in respect of the ‘bringing together for the benefit of others, of a variety of goods (excluding transport thereof), enabling customers to conveniently view and purchase those goods’, because these services are, according to the examiner, ‘essentially related to sales activities.’ As such, the specification provided by the appellant did not comply with Article 28 CTMR and the examiner rejected the application under Rule 9(4) IR.

5 An appeal was filed on 30 March 1998 against the decision of the examiner dated 23 February 1998 concerning Community trade mark application No 258582. The statement of grounds was received by the Office on 22 June 1998. The appeal was submitted to the Examination Division for interlocutory revision pursuant to Article 60 CTMR and was remitted to the Boards of Appeal.

Grounds of appeal

6 In its long and detailed statement of grounds, summarised below, the appellant claims that:

(a) There are insufficient grounds for refusal;

(b) The decision of the examiner is an infringement of Article 28 CTMR and Rules 1 and 2 IR, the relevant parts of which read:

Article 28 CTMR:

‘Goods and services in respect of which Community trade marks are applied for shall be classified in conformity with the system of classification specified in the Implementing Regulation’

Rule 1(1)(c) IR:

‘The application for a Community trade mark shall contain:

‘a list of the goods and services for which the trade mark is to be registered, in accordance with Rule 2.’’

Rule 2(1) IR:

‘The common classification referred to in Article 1 of the Nice Agreement Concerning the International Classification of Goods and Services for the Purposes of Registration of Marks of 15 June 1957, as revised and amended, shall be applied to the classification of the goods and services.’ (the ‘Nice Classification’);

(c) The services being provided by the retailer ‘consist of the choice of goods to be bought and resold, of the organisation of selling premises (for example, the particular layout of the goods, possible background music, colours, fittings, lighting, etc.), of the planning of product ranges, the way the products are presented on the shelves, the services provided by sales assistants, staff uniforms, payment methods, prices, commercial presentations, etc.’;

(d) The sales service is requested and paid for by the consumer, who chooses the specific distribution firm and agrees to pay the relevant price as an element additional to the prices of the goods sold there;

(e) A trade mark for “retail services” avoids the need to register the sign in all commodity classes.

7 Pursuant to Article 11 of Commission Regulation (EC) No 216/96 of 5 February 1996 laying down the rules of procedure of the Boards of Appeal of the OHIM (OJ EC No L 28 of 6.2.1996, p. 11) (OJ OHIM 4/96, p. 399) the Board on 27 July 1999, having considered that an important issue arose in this case, namely, whether or not the services normally provided by operators of retail sports-shops, or of retail grocery stores or such like, are services for which Community trade marks can be registered, invited the President to make comment thereon.

8 The President communicated his comments on 7 October 1999.

9 The President begins by making some general observations regarding the Nice Agreement and the reluctance of most Member States to recognise marks for “retail services”. He points out that historically such marks have not been accepted in those countries as it was perceived that the selling of goods at retail could not, in itself, constitute a service, but only involved the sale, as well as ancillary activities (for example, display). To the extent that additional services, for example, financing, were offered, these could be classified as provided for in the Nice Classification.

The main argument the President makes against the admission of “retail services” is as follows:

‘The classification of goods and services serves administrative purposes, as provided for in Rule 2(4) IR. Therefore, the Office must be able to perceive from the list of goods and services to which particular class a particular product or service belongs and what scope it may have. This is necessary firstly for the examination of absolute grounds, and secondly for purposes of deciding opposition and cancellation cases. Similarly, the courts and the offices in the Member States must be able to perceive the nature of the claim of exclusive rights on the basis of the goods and services for which a CTM is registered. This also applies to national offices which must take earlier CTMs into account in ex-parte and inter-partes proceedings. Therefore, the list of goods and services must be sufficiently specific.

There is also a substantive element relating to the classification, which is intrinsically linked to the administrative purpose of engaging in the exercise: marks are not protected absolutely as such but only in relation to the goods and services for which they are registered. The protection is “absolute” where the goods and services and the marks are identical, whereas in other cases there must be likelihood of confusion in view of the identity or similarity of the marks and the identity or similarity of the respective goods and services. This will regularly require a determination of the respective scope of the claim for exclusivity.

A claim for retail services with the expectation of a scope of protection which would cover also and in particular all the goods carried by the particular establishment would be in contradiction to the elements of certainty raised above. In particular, such a service classification would amount to a kind of “cover-all” class, a concept which is alien to the protection of marks through registration.’

The President goes on to say that while it is admitted that a specification indicating the goods and services which are to be sold would give greater transparency to the claim, the problems outlined above would remain the same.

Finally, he draws the Board’s attention to one of the Joint Statements contained in the Minutes of the Council Meeting, which were made at the time the CTMR was adopted in 1993, relating to the issue of registering service marks for “retail services”:

‘The Council and the Commission consider that the activity of retail trading in goods is not as such a service for which a Community trade mark may be registered under this Regulation.’

The President explains the circumstances in which the Joint Statements were made:

‘As the CTMR itself does not provide for the classification and the IR at the time was not yet adopted, it was not possible to express the objection to registering services for retail services in any other way than through this joint statement. Certainly, the expectation was that the Office would not accept such service marks.’

Reasons

10 The appeal complies with Articles 57, 58 and 59 CTMR and Rule 48 IR. It is therefore admissible.

11 The ground upon which the examiner based his decision is Rule 9(4) IR, which stipulates that if deficiencies referred to in Rule 9(3)(a) IR are not remedied before the expiry of the time limit, the Office shall reject the application. Rule 9(3)(a) in turn refers to applications which do not comply with the requirements of Rules 1, 2 and 3 of the IR or the other formal requirements laid down in the CTMR or in the Rules of the IR. Of these, Rules 1 and 2 are relevant.

12 The material part of Rule 1, namely Rule 1(1)(c), is reproduced at paragraph 6 above.

13 Rule 2IR, insofar as it is material, reads:

‘(2) The list of goods and services shall be worded in such a way as to indicate clearly the nature of the goods and services and to allow each item to be classified in only one class of the Nice Classification.’

14 It appears to the Board from the foregoing facts that the main difficulty the examiner has had with this case is whether or not to accept that the ‘Bringing together, for the benefit of others, of a variety of goods - excluding transport - to enable consumers to view and buy the products;’ is a service for the purposes of the CTMR. His view is that it is not a service because such an activity is ancillary to the sale of products and is, despite the words “for the benefit of others”, in the interest of the applicant alone.

15 In the Board’s view, the main question is whether or not the services normally provided by retailers of goods for their customers, are services for which Community trade marks can be registered.

16 At the outset, the Board wishes to state that it does not consider the Joint Statements by the Council and the Commission of the European Communities, entered in the Minutes of the Council Meeting at which the CTMR was adopted on 20 December 1993, as relevant since the Statements do not enjoy any legal status within the corpus of Community law. As the Court of Justice stated in its judgement in Case C-292/89 Antonissen [1991] ECR 1-745, at paragraph 18:

‘… such a declaration cannot be used for the purpose of interpreting a provision of secondary legislation where, as in this case, no reference is made to the content of the declaration in the wording of the provision in question.’

That case concerned a declaration recorded in the Council Minutes at the time of the adoption of both Regulation No 1612/68 and Council Directive 68/360 EEC on the abolition of restrictions on movement and residence within the Community for workers of Member States and their families (OJ, English Special Edition 1968 (II), p. 485).

17 The CTMR does not define what a ‘service’ is. Due to its intangible nature, a ‘service’ is more difficult to define than a ‘product’. It is not possible, therefore, to arrive at a comprehensive and precise definition.

18 The question must then be addressed: what is the idea behind a service? The usual feature of any service is the provision of something, more in the form of labour than of goods, to meet a particular need or want. Services may, therefore, take a virtually unlimited number of forms. It follows that the concept of a service should be construed widely. The New Shorter Oxford English Dictionary (1993 Edition) offers various definitions of a ‘service’, of which the following would appear to be most illustrative in this context: ‘Provision of a facility to meet the needs or for the use of a person or thing’; ‘An act of helping or benefiting another; behaviour conducive to the welfare or advantage of another. Chiefly in do, render service’; ‘Friendly or personal assistance’; ‘Serviceableness, usefulness’.

19 The French, German, Spanish and Italian languages contain similar concepts. According to Le Petit Larousse (1999 Edition), the French term “service” has, inter alia, the following meanings: ‘Société de services: entreprise fournissant à titre onéreux un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion d’une production de biens matériels’. In German, the word “Dienstleistung” has, according to Duden Deutsches Universal Wörterbuch A-Z (1989 Edition) inter alia, the following meaning: [meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht der produktion von Gütern dienen.’ The word “servicio” in Spanish means, according to the Real Academia Española Diccionario de la Lengua Española (1992 Edition), inter alia, ‘Econ. Prestación humana que satisface alguna necesidad del hombre que no consiste en la producción de bienes materiales.’ The Italian word “servizio” is defined, inter alia, in Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (1987 Edition) as "insieme composito dei attività economiche chi non danno luogo alla produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera (p.e. scuola, trasporti, commercio, telecommunicazioni, pubblica amministrazione, spettacolo); terziario: ‘lavorare nei servizi; la società postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo dei servizi.’

20 Moreover, it is a matter of common experience that the consumer prefers the service provided by one particular shop over that of another. It may be the totality of the service offered which influences choice. There may be different factors which to go to make up the retail service offered, for example, the range of goods provided; the way in which the goods are laid out; the location; the overall convenience it affords; the attitude and commitment of the staff; the attention given to customers; and so on. The extent or quality of the service, however, is not a matter to be taken into account in assessing an application. The fact that a retail store is, for example, ‘self-service’, should not lessen its prospects of gaining trade mark registration as a retail service. By and large, the goodwill of a retail business is built on the service it provides.

21 Therefore, the examiner was incorrect in stating that the wording adopted by the appellant to describe its service ‘failed to identify a service for the benefit of others but merely an ancillary sales activity in the interests of the applicant alone’. Furthermore, the activity of retailing is mutually beneficial to the retailer and the consumer. That a retailer is motivated to perform these activities by the desire to make or increase its profits, rather than to offer a service to the public, in no way alters the fact that a service is being provided. Nor is there anything in the CTMR requiring that services must be provided for money or money’s worth.

22 The comments of the President of the Office, as mentioned at paragraph 9 above, do not cause the Board to doubt that the retailing of goods constitutes a service for which Community trade marks may be registered.

23 The comments relating to the Nice Agreement and the historical reasons for refusing the registration of “retail services” are seen by the Board to be more in the nature of policy arguments than legal ones.

24 In the President’s comments, much emphasis is placed on the concern for the classification of goods and services. While the classification of goods and services is important from an administrative point of view, there is, fee considerations aside, nothing in the law governing the Community trade mark that makes the acceptance for registration of a trade mark for goods or services, which are clearly described, subject to any condition relating to classification.

25 That an imprudent applicant for registration of a trade mark for “retail services” alone might have an expectation that it also covers its goods, cannot be a reason why retail sales services should be disallowed.

26 The appellant in this case does not describe with sufficient clarity the service in respect of which the Community trade mark is applied for, as Rule 2(2) IR requires. Instead, it provides the general wording used in the Explanatory Note to Class 35 of the Nice Classification (seventh edition).

27 There needs to be, in the Board’s view, a comprehensible description of the service including a reference to the field in which the service is rendered, for example ‘retail services in the field of sports goods’, or such other fields as the case may be. Without such a reference, it would plainly be difficult for the Examination Division to assess, for example, whether or not the trade mark fails under the absolute grounds for refusal contained in Article 7 CTMR. Equally, without such explicitness it would be difficult, if not impossible, to have some idea how far the exclusive right extended. This is essential in opposition, invalidity and infringement proceedings.

The above example of a suitable specification, does not preclude other appropriate descriptions of such a service being found.

28 The applicant should now be given an opportunity by the examiner to comply with Rule 2(2) IR by providing a comprehensive specification of the retail sales service in respect of which it seeks to register its trade mark.

29 Having regard to the foregoing, the contested decision should be set aside and the case remitted to the examiner for further prosecution.

Order

For these reasons it is decided that:

1. The decision under appeal is set aside.

2. The case is remitted to the examiner for further prosecution.

K. Sundström
H.R. Furstner
J.F. Gormley

RESOLUCIÓN DE LA SEGUNDA SALA DE RECURSO

de 17 de diciembre de 1999

En el asunto R 46/1998-2

(Lengua de procedimiento: italiano)

Artículo 28 RMC, Reglas 9 (4), (3)(a), y 1, 2(2)

Clase 35 – Servicio de venta al por menor – Examen de motivos absolutos – Clasificación – Lista de productos y servicios – Declaraciones Conjuntas – Ambito de protección

Las Declaraciones Conjuntas del Consejo y la Comisión de las Comunidades Europeas no se consideran pertinentes, ya que dichas Declaraciones no gozan de estatuto jurídico alguno dentro de la legislación comunitaria. El RMC no contiene definición alguna sobre lo que constituye un «servicio». Las formas que pueden adoptar los servicios son prácticamente ilimitadas y el concepto de servicio debe interpretarse en sentido amplio. La venta de productos al por menor constituye un servicio para el cual se pueden registrar marcas comunitarias. La presentación, por parte de una persona no avisada, de una solicitud de registro de una marca únicamente para «servicios de venta al por menor» con objeto de que ésta cubra todos sus productos, no puede ser motivo para no admitir los servicios de venta al por menor. Debe hacerse una descripción comprensible del servicio, incluida una referencia al ámbito en el que se presta el servicio, por ejemplo, «servicios de venta al por menor en el ámbito de los artículos deportivos». A falta de esta claridad, resultaría difícil, si no imposible, hacerse una idea del alcance del derecho exclusivo. La resolución impugnada fue anulada.

GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bolonia) 40040
ITALIAParte recurrente,

ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Roma 00187
ITALIARepresentante,

RECURSO interpuesto en relación con la solicitud de marca comunitaria nº 258582

La Segunda Sala de Recurso

Integrada por: la Sra. K. Sundström (Presidente), y los Sres. H.R. Furstner (Ponente), J.F. Gormley;

Secretario: E. Gastinel;

dicta la siguiente

Resolución

Hechos

1 El 8 de mayo de 1996, la recurrente presentó una solicitud de registro de la siguiente marca figurativa:

y la lista de productos y servicios (véase anexo) para los que se solicita, que incluye, entre otras, la siguiente descripción de la Clase 35:

«Reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad de productos -transporte excluido– para permitir a los consumidores ver y adquirir dichos productos; organización de exposiciones –en salas, salones– con fines comerciales o publicitarios.»

2 Mediante carta remitida a la recurrente el 3 de febrero de 1998, el examinador solicitó que se modificara la clasificación a fin de ajustarse a lo establecido en el artículo 28 del Reglamento (CE) nº 40/94 del Consejo, de 20 de diciembre de 1993, sobre la marca comunitaria (en lo sucesivo, «RMC») (DOCE L 11, 14.1.1994, p. 1; DO OAMI nº 1/95, p. 53) y en la regla 9 del Reglamento (CE) nº 2868/95 de la Comisión, de 13 de diciembre de 1995, por el que se establecen normas de ejecución del Reglamento (CE) n° 40/94 del Consejo sobre la marca comunitaria (en lo sucesivo, «RE») (DOCE L 303, 15.12.1995, p. 1; DO OAMI nº 2-3/95, p. 259). Asimismo, formuló su objeción en los siguientes términos:

«la OAMI no puede aceptar que la descripción de los servicios de la clase 35 que figuran en su solicitud se limite a la ‘reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad de productos –transporte excluido– para permitir a los consumidores ver y adquirir dichos productos’.

De hecho, la Oficina considera que esta descripción, con la cual se solicita protección para servicios que son en realidad actividades de venta llevadas a cabo por la solicitante, no puede admitirse, puesto que no identifica un servicio en beneficio de terceros, sino simplemente una actividad de venta auxiliar en interés exclusivo de la solicitante.»

3 Mediante carta de 13 de febrero de 1998, la recurrente señaló que no modificaría su descripción de los servicios solicitados ya que «como está reconocido a escala internacional y, en particular, por parte de la OAMI, la protección debería incluir los servicios de venta.»

4 La solicitud fue finalmente denegada mediante resolución del examinador de 23 de febrero de 1998, con respecto a la «reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad de productos –transporte excluido– para permitir a los consumidores ver y adquirir dichos productos», debido a que estos servicios están, en opinión del examinador, «vinculados esencialmente a actividades de venta». Como tal, la clasificación presentada por la solicitante no se ajustaba al artículo 28 del RMC y el examinador denegó la solicitud con arreglo a la regla 9, apartado 4, del RE.

5 El 30 de marzo de 1998, se interpuso un recurso contra la resolución del examinador de 23 de febrero de 1998 relativa a la solicitud de marca comunitaria nº 258582. La Oficina recibió el escrito de motivos del recurso el 22 de junio de 1998. El recurso fue sometido a la División de Examen para su revisión prejudicial con arreglo al artículo 60 del RMC y remitido a las Salas de Recurso.

Motivos del recurso

6 En su amplio y pormenorizado escrito de motivos, que se resume a continuación, la recurrente señala que:

(a) los motivos aducidos para denegar la solicitud no son suficientes;

(b) la resolución del examinador vulnera el artículo 28 del RMC y las reglas 1 y 2 del RE, que disponen lo siguiente:

(b) Artículo 28 del RMC:

(b) «Los productos y servicios para los que se presenten marcas comunitarias se clasificarán según la clasificación prevista en el Reglamento de ejecución.»

(b) Regla 1, apartado 1, letra c), del RE:

(b) «La solicitud de marca comunitaria deberá contener:

(b) una lista de los bienes y servicios para los que se solicite el registro de la marca, con arreglo a la regla 2.»

(b) Regla 2, apartado 1, del RE:

(b) «La clasificación común mencionada en el artículo 1 del Arreglo de Niza relativo a la clasificación de productos y servicios para el Registro de Marcas, de 15 de junio de 1957, revisado y modificado, se aplicará a la clasificación de productos y servicios» (de la «Clasificación de Niza»);

(c) los servicios prestados por el minorista «consisten en la elección de los productos que van a comprarse y revenderse, la organización de los puntos de venta (por ejemplo, la presentación concreta de los productos, música de fondo, colores, mobiliario, alumbrado, etc.), la planificación de las gamas de productos, la forma en que los productos se presentan en las estanterías, los servicios prestados por los dependientes, los uniformes del personal, las formas de pago, los precios, las presentaciones comerciales, etc.»;

(d) el servicio de venta es solicitado y pagado por el cliente, quien elige la empresa distribuidora concreta y acepta pagar el precio correspondiente como elemento adicional de los precios de los productos vendidos en esa empresa;

(e) una marca para «servicios de venta minorista» evita tener que registrar el signo para todas las clases de productos.

7 Con arreglo al artículo 11 del Reglamento (CE) n° 216/96 de la Comisión, de 5 de febrero de 1996, por el que se establece el reglamento de procedimiento de las salas de recurso de la Oficina de Armonización del Mercado Interior (DOCE L 28 de 6.2.1996, p. 11) (DO OAMI nº 4/96, p. 399), el 27 de julio de 1999, la Sala consideró que este asunto planteaba una cuestión importante, a saber, si los servicios prestados habitualmente por los comercios de venta al por menor de artículos deportivos o de alimentos y productos similares, son servicios para los cuales pueden registrarse marcas comunitarias, y pidió al Presidente que formulara observaciones al respecto.

8 El Presidente comunicó sus observaciones el 7 de octubre de 1999.

9 El Presidente formula, en primer lugar, algunas observaciones generales sobre el Arreglo de Niza y la actitud de la mayoría de los Estados miembros, que se muestran reacios a admitir marcas para «servicios de venta de productos al por menor». Asimismo, señala que, históricamente, dichas marcas no han sido admitidas en estos países, pues se considera que la venta de productos al por menor no puede constituir, por sí misma, un servicio, sino que sólo implica la venta, así como actividades auxiliares (por ejemplo, la presentación). En la medida en que se ofrezcan servicios adicionales, por ejemplo, de financiación, éstos podrían clasificarse tal como se contempla en el Arreglo de Niza.

A continuación, se expone el principal argumento del Presidente en contra de la admisión de los «servicios de venta de productos al por menor»:

«La clasificación de productos y servicios tiene fines administrativos, como lo establece el apartado 4 de la regla 2 del RE. Por consiguiente, la Oficina debe poder deducir de la lista de productos y servicios a qué clase pertenece un producto o servicio concreto y el alcance que puede tener. Ello resulta necesario, en primer lugar, para el examen de los motivos de denegación absolutos y, en segundo lugar, para resolver en los asuntos de oposición y anulación. De modo similar, los tribunales y las oficinas de los Estados miembros deben poder juzgar la naturaleza de la reivindicación de derechos exclusivos en función de los productos y servicios para los cuales se registra una marca comunitaria. Esta necesidad también es aplicable a las oficinas nacionales que deben tener en cuenta marcas comunitarias anteriores en los procedimientos ex parte e inter partes. Por ello, la lista de productos y servicios debe ser suficientemente específica.

Asimismo, existe una cuestión concreta, relacionada con la clasificación, que está vinculada intrínsecamente a la finalidad administrativa de esta práctica: las marcas no son objeto de una protección absoluta como tales, sino únicamente en relación con los productos y servicios para los que han sido registradas. La protección es «absoluta» si los productos y servicios y las marcas son idénticos, mientras que en otros casos debe existir un riesgo de confusión por lo que se refiere a la identidad o similitud de las marcas y la identidad o similitud de los correspondientes productos y servicios, lo que exigirá determinar sistemáticamente el correspondiente alcance de la reivindicación de derechos exclusivos.

Una reivindicación de servicios de venta al por menor con objeto de obtener un ámbito de protección que cubriría igualmente y, en particular, todos los productos del establecimiento de que se trate iría en contra de la necesidad de seguridad expuesta anteriormente. En particular, dicha clasificación de servicios equivaldría a una especie de clase ‘de cobertura universal’, concepto que es ajeno a la protección de marcas mediante su registro».

Asimismo, si bien reconoce que una descripción que indique los productos y servicios por comercializar contribuiría a una mayor transparencia de la solicitud, el Presidente señala que los problemas descritos anteriormente seguirían siendo los mismos.

Por último, llama la atención de la Sala sobre una de las Declaraciones Conjuntas contenidas en el acta de la reunión del Consejo, realizada con motivo de la adopción del RMC en 1993, relativa a la cuestión del registro de marcas para «servicios de venta de productos al por menor»:

«El Consejo y la Comisión consideran que la actividad de la venta de productos al por menor no es, como tal venta al por menor de productos, un servicio por el que se pueda registrar una marca comunitaria en virtud del presente Reglamento.»

El Presidente explica las circunstancias en que se realizaron dichas Declaraciones Conjuntas:

«Puesto que el propio RMC no contiene disposición alguna en cuanto a la clasificación y el RE aún no había sido adoptado en ese momento, no fue posible formular la objeción al registro de servicios de venta de productos al por menor, salvo mediante esta Declaración Conjunta. Sin duda, lo que se pretendía era que la Oficina no admitiera dichas marcas de servicios.»

Fundamentos

10 El recurso se ajusta a lo dispuesto en los artículos 57, 58 y 59 del RMC y en la regla 48 del RE. Procede, pues, acordar su admisión.

11 La disposición en que el examinador basó su resolución es la regla 9, apartado 4, del RE, que establece que de no subsanarse las irregularidades mencionadas en la regla 9, apartado 3, letra a), del RE en el plazo señalado, la Oficina denegará la solicitud. A su vez, la regla 9, apartado 3, letra a), del RE hace referencia a las solicitudes que no cumplen las condiciones enunciadas en las reglas 1, 2 y 3 del RE o los demás requisitos formales previstos por el RMC o por las reglas del RE. A este respecto, son pertinentes las reglas 1 y 2.

12 La regla 1, apartado 1, letra c), se reproduce en el apartado 6 de la presente resolución.

13 La regla 2 del RE, dispone que:

«(2) La lista de productos y servicios deberá formularse de tal modo que indique claramente el tipo de productos y servicios y que haga posible que cada artículo esté clasificado en una sola clase de la clasificación del Arreglo de Niza.»

14 La Sala considera, basándose en los hechos antes mencionados, que la principal dificultad que ha tenido el examinador en el presente asunto es si debe o no admitir que la «reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad de productos – transporte excluido–, para permitir a los consumidores ver y adquirir dichos productos» constituye un servicio a efectos del RMC. En su opinión, no se trata de un servicio puesto que dicha actividad tiene un carácter accesorio de la venta de los productos y redunda, a pesar de los términos «a beneficio de terceros», únicamente en interés de la solicitante.

15 En opinión de la Sala, la cuestión principal es si los servicios prestados habitualmente por los minoristas a sus clientes son o no servicios para los cuales pueden registrarse marcas comunitarias.

16 En primer lugar, la Sala señala que no considera pertinentes las Declaraciones Conjuntas del Consejo y la Comisión de las Comunidades Europeas, que constan en el acta de la reunión del Consejo en la que se adoptó el RMC el 20 de diciembre de 1993, ya que dichas Declaraciones no gozan de estatuto jurídico alguno dentro de la legislación comunitaria. A este respecto, el Tribunal de Justicia señaló en su sentencia de 26 de febrero de 1991, Antonissen, asunto C-292/89, Recopilación de Jurisprudencia [1991] 1-745, apartado 18,

(la versión española no está disponible) que una Declaración de este tipo no puede utilizarse con el fin de interpretar una disposición de derecho derivado en la que, como en el presente caso, no se hace referencia al contenido de la Declaración en el texto de la disposición de que se trata.

Este asunto se refería a una declaración que consta en el acta del Consejo en el momento de la adopción del Reglamento nº 1612/68 y de la Directiva 68/360/CEE del Consejo sobre suspensión de restricciones al desplazamiento y a la estancia de los trabajadores de los Estados Miembros y de sus familias dentro de la Comunidad (DO - Edición especial en español: Capítulo 5, Tomo 1, p. 88).

17 El RMC no contiene definición alguna sobre lo que constituye un «servicio». Debido a su naturaleza intangible, definir qué es un «servicio» resulta más difícil que definir un «producto». Por consiguiente, no es posible formular una definición completa y exacta.

18 Así pues, cabe preguntarse cuál es la finalidad de un servicio. La característica habitual de cualquier servicio es la prestación de algo, más en forma de trabajo que de producto, para satisfacer una necesidad o un deseo determinado. Por lo tanto, las formas que pueden adoptar los servicios son prácticamente ilimitadas. De ello se desprende que el concepto de servicio debe interpretarse en sentido amplio. The New Shorter Oxford English Dictionary (Edición de 1993) contiene varias definiciones de «service» (servicio), entre las cuales las más ilustrativas en este contexto parecen ser las siguientes: «Provision of a facility to meet the needs or for the use of a person or thing» (prestación destinada a satisfacer las necesidades o a ser de utilidad para una persona o cosa); «An act of helping or benefiting another; behaviour conducive to the welfare or advantage of another. Chiefly in do, render service» (un acto por el que se ayuda o beneficia a otra persona; comportamiento que contribuye al bienestar o que favorece a otra persona. Se emplea principalmente con realizar, prestar un servicio); «Friendly or personal assistance» (ayuda amistosa o personal); «Serviceableness, usefulness» (aptitud para servir para algo, utilidad).

19 Las lenguas francesa, alemana, española e italiana cuentan con conceptos similares. Según Le Petit Larousse (Edición de 1999), el término francés «service» tiene, entre otros, el siguiente significado: «Société de services: entreprise fournissant à titre onéreux un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion d’une production de biens matériels» (sociedad de servicios: empresa que suministra, a título oneroso, trabajo, prestaciones, personal, etc. con exclusión de bienes materiales). En lengua alemana, de acuerdo con Duden Deutsches Universal Wörterbuch A-Z (Edición de 1989), la palabra «Dienstleistung» significa, entre otras cosas: «[meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen, Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht der Produktion von Gütern dienen» (mayor. pl.) (Econ.) Prestaciones, actividades económicas que no guardan relación con la producción de mercancías). La palabra «servicio» en español tiene, según el Diccionario de la Lengua de la Real Academia Española (Edición de 1992), entre otros, el siguiente significado: «Econ. Prestación humana que satisface alguna necesidad del hombre que no consiste en la producción de bienes materiales.» El término italiano «servizio» se define, en Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (Edición de 1987), como “insieme composito dei attività economiche chi non danno luogo alla produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera (p.e. scuola, trasporti, commercio, telecommunicazioni, pubblica amministrazione, spettacolo); terziario: «lavorare nei servizi; la società postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo dei servizi» (conjunto de actividades económicas que no dan lugar a la producción de nuevos productos sino que consisten en el desarrollo de una labor (p.ej. enseñanza, transporte, comercio, telecomunicaciones, administración pública, espectáculo); terciario: trabajar en los servicios; la sociedad post-industrial está caracterizada por el desarrollo de los servicios).

20 Además, es sabido, por lo común, que el consumidor prefiere el servicio prestado por un establecimiento determinado al prestado por otro. Quizá su decisión esté influida por el conjunto del servicio prestado. Pueden existir diversos factores que componen el servicio minorista ofrecido como, por ejemplo, la gama de productos comercializados, la forma en que se presentan los productos, la ubicación, la comodidad general que ofrece, la actitud y dedicación del personal, el trato dispensado a los clientes, etc. Sin embargo, el alcance o la calidad del servicio no es algo que deba tomarse en consideración al evaluar una solicitud. El hecho de que un establecimiento de venta de productos al por menor sea, por ejemplo, de «autoservicio» no debe obrar en detrimento del registro de una marca para un servicio de venta de productos al por menor. Por lo general, el fondo de comercio de una empresa de venta de productos al por menor depende del servicio que presta.

21 Por consiguiente, el examinador no estaba en lo cierto al afirmar que el texto redactado por la recurrente para describir su servicio «no identifica un servicio por cuenta de terceros, sino simplemente una actividad de venta auxiliar en interés exclusivo de la solicitante». Asimismo, la actividad de la venta de productos al por menor es mutuamente beneficiosa para el minorista y el consumidor. La prestación de un servicio no puede de ninguna manera ponerse en tela de juicio porque el minorista se inspire, para ejercer sus actividades, en el deseo de generar o aumentar sus beneficios, en lugar del deseo de prestar un servicio al público. El RMC tampoco establece que los servicios deban prestarse a cambio de dinero u otro medio de pago.

22 Pese a las observaciones del Presidente de la Oficina, mencionadas en el apartado 9 de la presente resolución, la Sala está convencida de que la venta de productos al por menor constituye un servicio para el cual se pueden registrar marcas comunitarias.

23 La Sala considera que las observaciones relativas al Arreglo de Niza y a las razones históricas para denegar el registro de «servicios de venta de productos al por menor» constituyen argumentos de carácter más político que jurídico.

24 En las observaciones del Presidente, se hace especial hincapié en la preocupación por la clasificación de los productos y servicios. Si bien la clasificación de los productos y servicios es importante desde un punto de vista administrativo, en la normativa que rige la marca comunitaria no hay nada, salvo las consideraciones relativas a las tasas, que supedite el registro de una marca comunitaria para productos o servicios, claramente descritos, al cumplimiento de alguna condición relativa a la clasificación.

25 La presentación, por parte de una persona no avisada, de una solicitud de registro de una marca únicamente para «servicios de venta al por menor» con objeto de que ésta cubra todos sus productos, no puede ser motivo para no admitir los servicios de venta al por menor.

26 En el presente asunto, la recurrente no describe con suficiente claridad el servicio para el cual solicita la marca comunitaria, tal como exige la regla 2, apartado 2, del RE. En su lugar, presenta el texto general utilizado en la Nota explicativa de la Clase 35 de la Clasificación de Niza (séptima edición).

27 En opinión de la Sala, debe hacerse una descripción comprensible del servicio, incluida una referencia al ámbito en el que se presta el servicio, por ejemplo, «servicios de venta al por menor en el ámbito de los artículos deportivos» o en los ámbitos de que se trate. Sin semejante referencia, difícilmente podría la División de Examen determinar, por ejemplo, si el registro de la marca es o no procedente con arreglo a los motivos de denegación absolutos contemplados en el artículo 7 del RMC. Igualmente, a falta de esta claridad, resultaría difícil, si no imposible, hacerse una idea del alcance del derecho exclusivo, lo que es indispensable en los procedimientos de oposición, nulidad y violación de marca.

El ejemplo precedente de una descripción adecuada no impide que puedan encontrarse otras descripciones apropiadas de ese tipo de servicio.

28 El examinador debe brindar a la solicitante la oportunidad de cumplir lo dispuesto en la regla 2, apartado 2, del RE mediante la presentación de una descripción detallada de los servicios de venta al por menor para los cuales pretende registrar su marca.

29 Habida cuenta de lo expuesto anteriormente, procede anular la resolución impugnada y devolver el asunto al examinador con vistas a la prosecución del procedimiento.

Fallo

En virtud de todo lo expuesto, la Sala resuelve:

1. Anular la resolución impugnada.

2. Devolver el asunto al examinador con vistas a la prosecución del procedimiento.

ANEXO

Lista de productos y servicios:

9 Cascos protectores y gafas, todos ellos artículos para el deporte.

12 Bicicletas, vehículos a motor, ruedas para bicicletas y vehículos a motor.

18 Bolsos, bolsas y pequeñas mochilas.

24 Toallas y ropa de baño.

25 Prendas de vestir, también para deporte, trajes protectores para deporte.

28 Aparatos para realizar actividades deportivas, rodilleras protectoras para deporte.

35 Reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad de productos -transporte excluido- para permitir a los consumidores ver y adquirir dichos productos; organización de exposiciones -en salas, salones- con fines comerciales o publicitarios.

39 Servicios de organización de viajes.

41 Organización de competiciones y espectáculos deportivos.

Registrar:

E. Gastinel


DÉCISION DE LA DEUXIÈME CHAMBRE DE RECOURS

du 17 décembre 1999

dans l’affaire R 46/1998-2

(Langue de procédure: italien)

Article 28 du RMC, règle 9, paragraphe 4, paragraphe 3 point a), règle 1 et règle 2 paragraphe 2.

Classe 35 – Services de vente au détail – Examen des motifs absolus – Classification – Liste des produits et services- Déclarations communes – Etendue de la protection.

Ne sont pas considérées comme pertinentes les déclarations communes du Conseil et de la Commission des communautés européennes, car elles n’ont aucun statut légal dans le corpus du droit communautaire. Le RMC ne donne pas la définition d’un «service». Les services peuvent prendre un nombre de formes pratiquement illimité. Le concept de service doit être compris de manière large. Le commerce de détail de produits constitue un service pour lequel des marques communautaires peuvent être enregistrées. Le fait qu’un demandeur imprudent puisse demander l’enregistrement d’une marque communautaire pour des «services de vente au détail» en s’attendant à ce qu’elle couvre également ses produits, ne suffit pas à justifier le rejet des services de vente de détail. Il est nécessaire de fournir une description compréhensible du service, avec une référence au domaine dans lequel le service est rendu, par exemple «les services de détail dans le domaine des articles de sport». En l’absence d’un tel caractère explicite, il serait difficile, voire impossible, d’avoir une idée de l’étendue des droits exclusifs. La décision attaquée est annulée.

GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologne) 40040
ITALIE Partie requérante

ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Rome 00187
ITALIE Représentant

RECOURS concernant la demande de marque communautaire N° 258582

La deuxième Chambre de recours

composée de K. Sundström (président), H.R. Furstner (rapporteur), J.F. Gormley

Greffier: E. Gastinel

rend la présente

Décision

Résumé des faits

1 Le 8 mai 1996, la requérante a déposé une demande d’enregistrement de la marque figurative suivante:

et la liste des produits et services (cf. annexe ci-jointe) pour lesquels la protection a été demandée, y compris, notamment, la précision suivante sous la classe 35:

«Regroupement, au bénéfice de tiers, de divers produits (transport exclu), permettant aux clients de voir et se procurer ces produits; organisation d’expositions dans des salles, des salons - à des fins commerciales et publicitaires.»

2 Dans une lettre à la requérante datée du 3 février 1998, l’examinateur a demandé la modification de la classification afin de se conformer à l’article 28 du règlement (CE) no 40/94 du Conseil du 20 décembre 1993 sur la marque communautaire («RMC») (JO CE no L 11, 14.1.1994, p. 1; JO OHMI 1/95, p.53) et à la règle 9 du règlement (CE) no 2868/95 de la Commission du 13 décembre 1995 portant modalités d’application du règlement (CE) no 40/94 du Conseil sur la marque communautaire («RE») (JO CE no L 303, 15.12.1995, p. 1; OHMI 2-3/95, p. 259). Il a motivé son objection dans les termes suivants:

«l’OHMI ne peut accepter que la formulation des services telle qu’énoncée dans votre demande sous la classe 35 se limite à : “regroupement, au bénéfice de tiers, d’une variété de produits - à l’exclusion du transport - pour permettre aux consommateurs de voir et d’acheter les produits”.

En effet, l’Office considère que cet énoncé, qui revendique la protection de services, qui sont des activités de vente menées par le demandeur, est irrecevable dans la mesure où il n’identifie pas un service au bénéfice d’autrui, mais plutôt une activité de vente accessoire dans l’intérêt du seul demandeur.»

3 Dans une lettre du 13 février 1998, la requérante a indiqué qu’elle ne modifierait pas sa description des services pour lesquels elle a déposé la marque puisqu’il «est admis sur le plan international, et en particulier par l’OHMI, que la protection doit inclure les services de vente».

4 La demande a été finalement refusée par décision de l’examinateur du 23 février 1998 pour la partie portant sur le «regroupement, au bénéfice de tiers, de divers produits (transport exclu), permettant aux clients de voir et se procurer ces produits», car ces services, de l’avis de l’examinateur, «sont essentiellement liés à des activités de vente». De fait, la classification du requérant ne respecte pas l’article 28 du RMC et l’examinateur a rejeté la demande aux termes de la règle 9, paragraphe 4 du RE.

5 Un recours a été introduit le 30 mars 1998 contre la décision de l’examinateur du 23 février 1998 concernant la demande de marque communautaire n° 258582. L’Office a reçu le mémoire exposant les motifs le 22 juin 1998. Le recours a été transmis à la division d’examen pour une révisi