NEWS Marchi,
Nomi a Dominio Diritto d'Autore 2000  |
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Servizi di vendita al dettaglio
nella Comunità Europea - l' antico mestiere è divenuto
servizio.
DECISIONE
della seconda Commissione di ricorso
del 17 dicembre 1999
Nel procedimento R 46/1998-2
GIACOMELLI SPORT S.P.A.
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologna) 40040
ITALIA Ricorrente
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A.
Via Piemonte, 26
Roma 00187
ITALIA RappresentanteRICORSO relativo alla domanda
di marchio comunitario numero 258582
LA SECONDA COMMISSIONE DI RICORSO
composta da K. Sundström (Presidente), H.R.
Furstner (Relatore), J.F. Gormley
Cancelliere: E. Gastinel
ha pronunciato la seguenDecisione
Sintesi dei fatti
1 Con domanda dell’8 maggio 1996, il ricorrente
chiedeva la registrazione del seguente marchio figurativo:L’elenco
di prodotti e servizi (cfr. allegato) per il quale era richiesta
la protezione comprendeva, inter alia, la seguente descrizione che
rientra nella classe 35:
“Raggruppamento, a beneficio dei terzi, di
una varietà di prodotti, trasporto escluso, per permettere
ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti stessi;
organizzazione di mostre in sale e showroom a fini commerciali o
pubblicitari”.
2 Con lettera del 3 febbraio 1998, l’esaminatore
chiedeva al ricorrente di modificare la classificazione conformemente
al disposto dell’articolo 28 del regolamento (CE) n. 40/94
del Consiglio del 20 dicembre 1993 sul marchio comunitario (“RMC”)
(GUCE L 11 del 14.1.1994, pag. 1; GU UAMI 1/95, pag. 53) ed alla
regola 9 del regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione del 13
dicembre 1995 recante modalità di esecuzione del regolamento
(CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario (“RE”)
(GUCE L 303 del 15.12.1995, pag. 1; GU UAMI 2-3/95, pag. 259), motivando
la sua obiezione nei seguenti termini:
“l’UAMI non può accettare la
descrizione di servizi elencati nella sua domanda che rientra nella
classe 35, limitatamente a “raggruppamento, a beneficio dei
terzi, di una varietà di prodotti, trasporto escluso, per
permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare i prodotti
stessi”.
L’Ufficio, infatti, ritiene che tale descrizione,
con la quale si richiede la protezione per servizi che in realtà
costituiscono attività di vendita svolte dal richiedente,
non sia ammissibile, poiché non individua un servizio a beneficio
dei terzi, ma piuttosto un’attività di vendita aggiuntiva,
svolta nel solo interesse del richiedente”.
3 Con lettera del 13 febbraio 1998, il richiedente
dichiarava che non avrebbe modificato la descrizione dei servizi
per i quali aveva depositato il marchio perché “è
riconosciuto a livello internazionale, ed in particolare dall’UAMI,
che la protezione dovrebbe includere i servizi di vendita”.
4 La domanda veniva infine respinta con decisione
dell’esaminatore del 23 febbraio 1998, nella parte relativa
a “raggruppamento, a beneficio dei terzi, di una varietà
di prodotti, trasporto escluso, per permettere ai consumatori di
prendere visione ed acquistare i prodotti stessi”, in quanto
tali servizi, a giudizio dell’esaminatore, “sono correlati
essenzialmente ad attività di vendita”. In quanto tale,
la classificazione fornita dal richiedente non era conforme all’articolo
28 del RMC. L’esaminatore pertanto respingeva la domanda ai
sensi della regola 9, paragrafo 4, del RE.
5 Il 30 marzo 1998, veniva presentato ricorso contro
la decisione dell’esaminatore del 23 febbraio 1998 relativa
alla domanda di marchio comunitario numero 258582. L’Ufficio
riceveva la memoria contenente i motivi del ricorso in data 22 giugno
1998. Il ricorso veniva trasmesso alla Divisione d’Esame per
la revisione pregiudiziale, ai sensi dell’articolo 60 del
RMC, e deferito alle Commissioni di ricorso.
Motivi del ricorso
6 Nella lunga e circostanziata memoria contenente
i motivi del ricorso, di cui si riporta una sintesi qui di seguito,
il ricorrente sostiene che:
(a) i motivi addotti per respingere la domanda
non sono sufficienti;
(b) la decisione dell’esaminatore viola l’articolo
28 del RMC e le regole 1 e 2 del RE, le cui parti rilevanti recitano
rispettivamente:
articolo 28 del RMC:
“I prodotti e i servizi, per i quali sono
depositati i marchi comunitari, sono classificati secondo la classificazione
stabilita dal regolamento di esecuzione”
regola 1, paragrafo 1, lettera c), del RE:
“La domanda di marchio comunitario contiene:
“un elenco dei prodotti e dei servizi per
i quali si richiede la registrazione secondo la regola 2”.
Regola 2, paragrafo 1, del RE:
“Per la classificazione dei prodotti e dei
servizi si applica la classificazione comune di cui all’articolo
1 dell’Accordo di Nizza sulla classificazione internazionale
di merci e servizi per la registrazione di marchi, del 15 giugno
1957, riveduto e modificato” (la “Classificazione di
Nizza”);
(c) i servizi forniti dal rivenditore al dettaglio
“consistono nella scelta di prodotti da acquistare e rivendere,
nell’allestimento dei locali adibiti alla vendita (ad esempio
la particolare esposizione dei prodotti, eventuale sottofondo musicale,
colori, arredi, luci, e così via), nella pianificazione della
varietà dei prodotti, nel modo in cui i prodotti vengono
esposti sugli scaffali, nei servizi prestati dagli assistenti alle
vendite, nelle uniformi del personale, nei sistemi di pagamento,
nei prezzi, nelle presentazioni commerciali, e così via”;
(d) il servizio di vendita è richiesto e
pagato dal consumatore il quale sceglie la casa distributrice specifica
e accetta di pagarne il relativo prezzo quale somma addizionale
ai prezzi delle merci ivi vendute;
(e) un marchio per “servizi di vendita al
dettaglio” evita la necessità di registrare il segno
in tutte le classi merceologiche.
7 Conformemente al disposto dell’articolo
11 del regolamento (CE) n. 216/96 della Commissione, del 5 febbraio
1996, che stabilisce il regolamento di procedura delle Commissioni
di ricorso dell’UAMI (GUCE L 28 del 6.2.1996, pag. 11) (GU
UAMI 4/96, pag. 399), il 27 luglio 1999 la Commissione di ricorso,
ritenendo che nel caso in questione fosse stata sollevata un’importante
questione - ovvero se i servizi normalmente forniti da esercenti
al dettaglio di articoli sportivi, o di vendita al dettaglio di
generi alimentari o simili, siano o meno servizi per i quali può
essere registrato un marchio comunitario - invitava il Presidente
a formulare osservazioni in merito.
8 Il Presidente rendeva note le proprie osservazioni
il 7 ottobre 1999.
9 Il Presidente esordisce con alcuni commenti generali
relativi all’Accordo di Nizza ed alla riluttanza della maggior
parte degli Stati membri di ammettere alla registrazione “servizi
di vendita al dettaglio”. Egli sottolinea che storicamente
tali marchi non sono stati accettati in quei paesi, poiché
si riteneva che la vendita di prodotti al dettaglio non potesse
costituire di per sé un servizio, ma comprendesse solo la
vendita nonché attività connesse (ad esempio esposizione).
Qualora fossero stati offerti servizi aggiuntivi, ad esempio il
finanziamento, tali servizi potevano essere classificati secondo
quanto previsto dalla Classificazione di Nizza.
La tesi principale del presidente contro l’ammissione
di “vendita al dettaglio” è la seguente:
“La classificazione dei prodotti e servizi
serve a fini amministrativi, così come disposto dalla regola
2, par. 4, del RE. Pertanto, l’Ufficio deve essere in grado
di desumere dall’elenco dei prodotti e dei servizi a quale
classe appartiene un determinato prodotto o servizio e quale può
essere il relativo ambito di protezione. Ciò è necessario
prima di tutto per un esame degli impedimenti assoluti alla registrazione,
in secondo luogo per deliberare su casi di opposizione e di annullamento.
Allo stesso modo, i tribunali e gli uffici negli Stati membri devono
essere in grado di individuare la natura della rivendicazione dei
diritti esclusivi sulla base dei prodotti e dei servizi per i quali
un marchio comunitario è registrato. Questo riguarda anche
gli uffici nazionali che devono tener conto di marchi comunitari
anteriori in procedimenti ex-parte e inter-partes. Pertanto, l’elenco
dei prodotti e dei servizi deve essere sufficientemente specifico.
Vi è anche un elemento concreto relativo
alla classificazione, che è strettamente legato allo scopo
amministrativo di procedere alla classificazione stessa: i marchi
non sono protetti su base assoluta, ma sempre in relazione ai prodotti
e ai servizi per i quali sono registrati. La protezione è
“assoluta” quando i prodotti e/o i servizi e i marchi
sono identici, mentre in altri casi occorre che sussista un rischio
di confusione dovuto all’identità o alla somiglianza
dei marchi e all’identità o alla somiglianza dei rispettivi
prodotti e/o servizi. Pertanto, sarà necessario determinare
di volta in volta la portata della rivendicazione di esclusività.
Una rivendicazione per servizi di vendita al dettaglio
con la prospettiva di ottenere protezione che coprirebbe anche,
ed in particolar modo, tutti i prodotti “trattati” da
una determinata impresa di vendita al dettaglio, sarebbe in contraddizione
con la necessità di certezza di cui sopra. In particolare,
una tale classificazione di servizi diverrebbe una sorte di classe
“copri-tutto”, un concetto alieno alla protezione di
marchi per mezzo della registrazione”.
Il Presidente prosegue affermando che se è
vero che un’indicazione dei prodotti e dei servizi da vendere
contribuirebbe ad una maggiore trasparenza della domanda, i problemi
suindicati resterebbero comunque insoluti.
Infine, il Presidente attira l’attenzione
della Commissione sulla dichiarazione congiunta acclusa al verbale
della riunione del Consiglio, redatta nel momento in cui il RMC
è stato adottato nel 1993 e relativa al tema della registrazione
di marchi di servizi di “vendita al dettaglio”:
“Il Consiglio e la Commissione ritengono
che l’attività della vendita al dettaglio di prodotti
non sia in quanto tale un servizio per il quale si possa registrare
un marchio comunitario ai sensi del presente regolamento”.
Il Presidente spiega i motivi che avevano indotto
ad accludere la dichiarazione congiunta:
“Poiché il regolamento sul marchio
comunitario non fornisce una classificazione e il regolamento di
esecuzione all’epoca non era ancora stato approvato, non era
possibile esprimere un’obiezione alla registrazione di vendita
al dettaglio come servizio in nessun’altra maniera che per
mezzo di questa dichiarazione congiunta. Certamente ci si aspettava
che l’Ufficio non accettasse tali marchi di servizio”.
Motivi della decisione
10 Il ricorso è conforme agli articoli 57,
58 e 59 del RMC ed alla regola 48 del RE ed è pertanto ammissibile.
11 La base giuridica della decisione dell’esaminatore
è la regola 9, paragrafo 4 del RE, che prevede che se le
irregolarità di cui al paragrafo 3, lettera a) non vengono
sanate entro tale termine, l’Ufficio respinge la domanda.
Il paragrafo 3, lettera a) della stessa regola si riferisce a sua
volta alle domande che non rispettino le condizioni previste dalle
regole 1, 2 e 3 del RE o le altre condizioni formali per il deposito
previste dal RMC o dalle regole del RE. A questo caso si applicano
le regole 1 e 2.
12 La regola 1, segnatamente il paragrafo 1, lettera
c), stabilisce quanto già citato al punto 6 della presente
decisione.
13 La regola 2 del RE, per quanto riguarda la parte
materiale, stabilisce:
(2) “L’elenco dei prodotti e servizi
è redatto in modo tale da far risaltare chiaramente la natura
dei prodotti e dei servizi e permettere la classificazione di ogni
singolo prodotto o servizio in una sola classe della classificazione
dell’Accordo di Nizza”.
14 Da quanto esposto sopra, la Commissione ritiene
che la principale difficoltà incontrata dall’esaminatore
nel caso in questione sia stata se accettare o meno che il “raggruppamento,
a beneficio dei terzi, di una varietà di prodotti, trasporto
escluso, per permettere ai consumatori di prendere visione ed acquistare
i prodotti stessi” costituisca un servizio, ai fini del RMC.
L’esaminatore ritiene che non si tratti di un servizio, poiché
tale tipo di attività è accessoria alla vendita di
prodotti e, nonostante le parole “a beneficio dei terzi”
viene svolta nel solo interesse del richiedente.
15 A giudizio della Commissione, la questione principale
è se i servizi, forniti normalmente dai venditori al dettaglio
ai loro clienti, siano da considerarsi o meno servizi rispetto ai
quali un marchio comunitario può essere registrato.
16 In primo luogo, la Commissione desidera affermare
che non ritiene pertinente la dichiarazione congiunta del Consiglio
e della Commissione acclusa nel verbale della riunione del Consiglio
del 20 dicembre 1993 nella quale è stato adottato il RMC,
in quanto essa non riveste valore giuridico nell’ordinamento
giuridico comunitario. Come la Corte di giustizia ha dichiarato
nella sentenza nella causa C-292/89 Antonissen, Raccolta 1991, pag.
I-745, al punto 18:
“… una dichiarazione del genere non
può essere presa in considerazione per interpretare una disposizione
del diritto derivato quando, come nella fattispecie, il contenuto
della dichiarazione non trova alcun riscontro nel testo della disposizione
di cui trattasi”.
La causa in questione riguardava una dichiarazione
acclusa al verbale del Consiglio nel momento dell’adozione
del regolamento n. 1612/68 e della direttiva del Consiglio 68/360/CEE
relativa all’abolizione delle restrizioni al trasferimento
ed al soggiorno dei lavoratori degli Stati membri e delle loro famiglie
all’interno della Comunità (GU, edizione speciale in
lingua inglese 1968 (II), pag. 485).
17 Il RMC non dà una definizione di “servizio”.
In considerazione della sua natura astratta, un “servizio”
è di più difficile definizione rispetto ad un “prodotto”.
Non è possibile, pertanto, giungere ad una definizione esauriente
e precisa.
18 È importante capire quale sia l’idea
che è alla base di un servizio. La caratteristica tipica
di qualsiasi servizio è la fornitura di qualcosa, sotto forma
di lavoro piuttosto che di prodotti, per soddisfare una particolare
esigenza o necessità. I servizi, pertanto, possono assumere
virtualmente un’infinità di forme. Ne deriva che il
concetto di servizio dovrebbe essere interpretato estensivamente.
The New Shorter Oxford English Dictionary (edizione del 1993) offre
varie definizioni di “service” (servizio), tra le quali,
nel caso in esame, la più adeguata risulta essere la seguente
: “Provision of a facility to meet the needs or for the use
of a person or thing” (fornitura di una facilitazione per
venire incontro alle necessità o per l’uso di una persona
o di una cosa); “An act of helping or benefiting another;
behaviour conducive to the welfare or advantage of another. Chiefly
in do, render service” (atto di aiutare o di giovare ad altri;
comportamento che contribuisce al benessere o al vantaggio di altri.
Principalmente nell’espressione offrire, rendere servizio);
“Friendly or personal assistance” (assistenza amichevole
o personale); “Serviceableness, usefulness”(utilità,
vantaggio).
19 Le lingue francese, tedesca, spagnola ed italiana
contengono concetti simili. Secondo il dizionario Le Petit Larousse
(edizione del 1999), il termine francese “service” ha,
inter alia, anche i seguenti significati: “Société
de services: entreprise fournissant à titre onéreux
un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion
d’une production de biens matériels” (Società
di servizi: impresa che fornisce a titolo oneroso un lavoro, prestazioni,
personale, ecc., esclusa la produzione di beni materiali). In tedesco,
la parola “Dienstleistung” (servizio), secondo il Duden
Deutsches Universal Wörterbuch A-Z (edizione del 1989), ha,
inter alia, il seguente significato: “[meist Pl.] (Wirtsch.)
Leistungen Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht der Produktion
von Gütern dienen” ([spec. pl.] econ.: Prestazioni nell’economia
che non prevedono la produzione di beni). La parola “servicio”
in spagnolo, secondo la Real Academia Española Diccionario
de la Lengua Española (edizione del 1992), significa, inter
alia, “Econ. Prestación humana que satisface alguna
necesidad del hombre que no consiste en la producción de
bienes materiales” (econ. Prestazione umana che soddisfa qualsiasi
necessità dell’uomo che non consiste nella produzione
di beni materiali). La parola italiana “servizio” ne
Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (edizione del
1987) è definita, inter alia come “insieme composito
di attività economiche che non danno luogo alla produzione
di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera (p.e. scuola,
trasporti, commercio, telecomunicazioni, pubblica amministrazione,
spettacolo); terziario: “lavorare nei servizi; la società
postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo dei servizi”.
20 Inoltre, l’esperienza comune dimostra
che il consumatore preferisce i servizi forniti da un negozio particolare
rispetto ad un altro e tale scelta può essere influenzata
dalla completezza del servizio offerto o da fattori differenti che
concorrono a caratterizzare il servizio di vendita al dettaglio
proposto, ad esempio la varietà dei prodotti; il modo ed
il luogo in cui vengono esposti; la convenienza in generale; l’atteggiamento
e l’impegno del personale; l’attenzione riservata ai
clienti e così via. Tuttavia, nel valutare una domanda non
si deve tener conto della portata o della qualità del servizio.
Il fatto che un negozio al dettaglio sia ad esempio “self-service”
non dovrebbe limitare la possibilità di ottenere la registrazione
di un marchio per servizi di vendita al dettaglio. In definitiva,
l’avviamento di un esercizio al dettaglio si basa sul servizio
che fornisce.
21 Pertanto, l’esaminatore ha affermato,
a torto, che la descrizione del servizio da parte del ricorrente
“non individuava un servizio a vantaggio dei terzi, ma piuttosto
un’attività di vendita accessoria, svolta nell’interesse
esclusivo del richiedente”. Inoltre, l’attività
al dettaglio è reciprocamente vantaggiosa sia per il rivenditore
al dettaglio che per il cliente. Che il rivenditore al dettaglio
sia indotto a svolgere tale attività dalla prospettiva di
conseguire un profitto o di incrementarlo, piuttosto che da quella
di offrire un servizio al pubblico, non altera in alcun modo il
fatto che venga prestato un servizio. Non vi è alcunché
nel RMC che imponga che i servizi debbano essere forniti a scopo
di lucro.
22 I commenti del Presidente dell’Ufficio,
riportati al paragrafo 9, non lasciano dubbi alla Commissione in
merito al fatto che la vendita al dettaglio di prodotti costituisca
un servizio per il quale può essere registrato un marchio
comunitario.
23 Le osservazioni relative all’Accordo di
Nizza ed i motivi storici per rifiutare la registrazione di “vendita
al dettaglio”, a giudizio della Commissione, hanno riferimento
più alla politica dell’Ufficio che ai problemi giuridici.
24 Nei commenti del Presidente, molta enfasi viene
data alla preoccupazione per la classificazione di prodotti e servizi.
Mentre la classificazione di prodotti e servizi è importante
da un punto di vista amministrativo, al di là della questione
delle tasse, nessuna delle norme sul marchio comunitario assoggetta
l’accettazione della registrazione di un marchio per prodotti
e servizi, a condizione che siano stati chiaramente descritti per
quanto riguarda la classificazione.
25 Il fatto che il ricorrente possa pensare erroneamente
di ottenere la protezione del marchio per i prodotti, attraverso
la registrazione del marchio comunitario per i servizi di vendita
al dettaglio, non costituisce un motivo sufficiente per non ammettere
la registrazione come marchio di servizi di vendita.
26 Il ricorrente, in questo caso, non descrive
con sufficiente chiarezza il servizio per il quale chiede il marchio
comunitario, come stabilito dalla regola 2, paragrafo 2 del RE,
ma utilizza le espressioni generali contenute nella nota esplicativa
alla classe 35 della Classificazione di Nizza (settima edizione).
27 Ad avviso della Commissione, è necessaria
una descrizione comprensibile del servizio, compreso un riferimento
al settore nel quale il servizio viene prestato, ad esempio “servizi
di vendita al dettaglio nel settore dei prodotti sportivi”,
o in altri settori. Senza tale riferimento, sarebbe decisamente
difficile per la Divisione d’Esame valutare, ad esempio, se
il marchio debba essere registrato per impedimenti assoluti alla
registrazione o meno. Nel contempo, senza tale chiarezza, sarebbe
difficile, se non impossibile, farsi un’idea dell’ambito
di protezione conferito dal marchio, ciò che è fondamentale
nei procedimenti di opposizione, di annullamento e di contraffazione.
L’esempio di descrizione sopraindicato non
preclude la possibilità di trovare altre descrizioni adeguate
a tale servizio.
28 L’esaminatore dovrebbe adesso offrire
al ricorrente la possibilità di conformarsi al disposto della
regola 2, paragrafo 2, del RE, e fornire una descrizione dettagliata
dei servizi di vendita al dettaglio per i quali chiede la registrazione
del marchio.
29 Alla luce di quanto suesposto, la decisione
impugnata deve essere annullata ed il caso rimesso alla Divisione
d’Esame per l’ulteriore prosecuzione della procedura.
Dispositivo
Per tali motivi, la Commissione così decide:
1. La decisione impugnata è annullata.
2. Il caso è rimesso all’esaminatore
per l’ulteriore prosecuzione.
K. Sundström
H.R. Furstner
J.F. Gormley
Cancelliere:
E. Gastinel
DECISION
of the Second Board of Appeal
of 17 December 1999
In Case R 46/1998-2
GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologne) 40040
ITALY Appellant
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Rome 00187
ITALY Representative
APPEAL relating to Community trade mark application
No 258582
THE SECOND BOARD OF APPEAL
composed of K. Sundström (Chairman), H.R.
Furstner (Rapporteur), J.F. Gormley
Registrar: E. Gastinel
gives the following
Decision
Summary of the facts
1 The appellant filed an application on 8 May 1996
for the registration of the figurative mark below:
and the list of goods and services (see annexe
attached hereto) for which coverage was sought included, inter alia,
the following specification under Class 35:
‘Bringing together, for the benefit of others,
of a variety of goods - excluding transport - to enable consumers
to view and buy the products; organisation of exhibitions in halls
and showrooms for commercial or advertising purposes.’
2 By letter to the appellant dated 3 February 1998,
the examiner requested that it amend the classification in order
to conform with Article 28 of Council Regulation (EC) No 40/94 of
20 December 1993 on the Community trade mark (‘CTMR’)(OJ
EC No L 11, 14.1.1994, p. 1; OJ OHIM 1/95, p.53) and Rule 9 of Commission
Regulation (EC) No 2868/95 of 13 December 1995 implementing Council
Regulation (EC) No 40/94 on the Community trade mark (‘IR’)
(OJ EC No L 303, 15.12.1995, p. 1; OJ OHIM 2-3/95, p. 259). He explained
his objection in the following terms:
‘it is impossible for OHIM to accept the
formulation of services listed in your application under Class 35
to be limited to the listing “bringing together, for the benefit
of others, of a variety of goods - excluding transport - to enable
consumers to view and buy the products”.
In fact, the Office considers that this wording,
which claims protection for services which are however, sales activities
carried on by the applicant, is inadmissible since it does not identify
a service for the benefit of others, but rather an ancillary sales
activity in the interests of the applicant alone.’
3 By letter of 13 February 1998, the appellant
indicated that it would not be changing its description of the services
applied for as ‘it is acknowledged internationally, and in
particular by the OHIM, that protection should include sales services.’
4 The application was finally refused by decision
of the examiner of 23 February 1998 in respect of the ‘bringing
together for the benefit of others, of a variety of goods (excluding
transport thereof), enabling customers to conveniently view and
purchase those goods’, because these services are, according
to the examiner, ‘essentially related to sales activities.’
As such, the specification provided by the appellant did not comply
with Article 28 CTMR and the examiner rejected the application under
Rule 9(4) IR.
5 An appeal was filed on 30 March 1998 against
the decision of the examiner dated 23 February 1998 concerning Community
trade mark application No 258582. The statement of grounds was received
by the Office on 22 June 1998. The appeal was submitted to the Examination
Division for interlocutory revision pursuant to Article 60 CTMR
and was remitted to the Boards of Appeal.
Grounds of appeal
6 In its long and detailed statement of grounds,
summarised below, the appellant claims that:
(a) There are insufficient grounds for refusal;
(b) The decision of the examiner is an infringement
of Article 28 CTMR and Rules 1 and 2 IR, the relevant parts of which
read:
Article 28 CTMR:
‘Goods and services in respect of which Community
trade marks are applied for shall be classified in conformity with
the system of classification specified in the Implementing Regulation’
Rule 1(1)(c) IR:
‘The application for a Community trade mark
shall contain:
‘a list of the goods and services for which
the trade mark is to be registered, in accordance with Rule 2.’’
Rule 2(1) IR:
‘The common classification referred to in
Article 1 of the Nice Agreement Concerning the International Classification
of Goods and Services for the Purposes of Registration of Marks
of 15 June 1957, as revised and amended, shall be applied to the
classification of the goods and services.’ (the ‘Nice
Classification’);
(c) The services being provided by the retailer
‘consist of the choice of goods to be bought and resold, of
the organisation of selling premises (for example, the particular
layout of the goods, possible background music, colours, fittings,
lighting, etc.), of the planning of product ranges, the way the
products are presented on the shelves, the services provided by
sales assistants, staff uniforms, payment methods, prices, commercial
presentations, etc.’;
(d) The sales service is requested and paid for
by the consumer, who chooses the specific distribution firm and
agrees to pay the relevant price as an element additional to the
prices of the goods sold there;
(e) A trade mark for “retail services”
avoids the need to register the sign in all commodity classes.
7 Pursuant to Article 11 of Commission Regulation
(EC) No 216/96 of 5 February 1996 laying down the rules of procedure
of the Boards of Appeal of the OHIM (OJ EC No L 28 of 6.2.1996,
p. 11) (OJ OHIM 4/96, p. 399) the Board on 27 July 1999, having
considered that an important issue arose in this case, namely, whether
or not the services normally provided by operators of retail sports-shops,
or of retail grocery stores or such like, are services for which
Community trade marks can be registered, invited the President to
make comment thereon.
8 The President communicated his comments on 7
October 1999.
9 The President begins by making some general observations
regarding the Nice Agreement and the reluctance of most Member States
to recognise marks for “retail services”. He points
out that historically such marks have not been accepted in those
countries as it was perceived that the selling of goods at retail
could not, in itself, constitute a service, but only involved the
sale, as well as ancillary activities (for example, display). To
the extent that additional services, for example, financing, were
offered, these could be classified as provided for in the Nice Classification.
The main argument the President makes against
the admission of “retail services” is as follows:
‘The classification of goods and services
serves administrative purposes, as provided for in Rule 2(4) IR.
Therefore, the Office must be able to perceive from the list of
goods and services to which particular class a particular product
or service belongs and what scope it may have. This is necessary
firstly for the examination of absolute grounds, and secondly for
purposes of deciding opposition and cancellation cases. Similarly,
the courts and the offices in the Member States must be able to
perceive the nature of the claim of exclusive rights on the basis
of the goods and services for which a CTM is registered. This also
applies to national offices which must take earlier CTMs into account
in ex-parte and inter-partes proceedings. Therefore, the list of
goods and services must be sufficiently specific.
There is also a substantive element relating to
the classification, which is intrinsically linked to the administrative
purpose of engaging in the exercise: marks are not protected absolutely
as such but only in relation to the goods and services for which
they are registered. The protection is “absolute” where
the goods and services and the marks are identical, whereas in other
cases there must be likelihood of confusion in view of the identity
or similarity of the marks and the identity or similarity of the
respective goods and services. This will regularly require a determination
of the respective scope of the claim for exclusivity.
A claim for retail services with the expectation
of a scope of protection which would cover also and in particular
all the goods carried by the particular establishment would be in
contradiction to the elements of certainty raised above. In particular,
such a service classification would amount to a kind of “cover-all”
class, a concept which is alien to the protection of marks through
registration.’
The President goes on to say that while it is admitted
that a specification indicating the goods and services which are
to be sold would give greater transparency to the claim, the problems
outlined above would remain the same.
Finally, he draws the Board’s attention to
one of the Joint Statements contained in the Minutes of the Council
Meeting, which were made at the time the CTMR was adopted in 1993,
relating to the issue of registering service marks for “retail
services”:
‘The Council and the Commission consider
that the activity of retail trading in goods is not as such a service
for which a Community trade mark may be registered under this Regulation.’
The President explains the circumstances in which
the Joint Statements were made:
‘As the CTMR itself does not provide for
the classification and the IR at the time was not yet adopted, it
was not possible to express the objection to registering services
for retail services in any other way than through this joint statement.
Certainly, the expectation was that the Office would not accept
such service marks.’
Reasons
10 The appeal complies with Articles 57, 58 and
59 CTMR and Rule 48 IR. It is therefore admissible.
11 The ground upon which the examiner based his
decision is Rule 9(4) IR, which stipulates that if deficiencies
referred to in Rule 9(3)(a) IR are not remedied before the expiry
of the time limit, the Office shall reject the application. Rule
9(3)(a) in turn refers to applications which do not comply with
the requirements of Rules 1, 2 and 3 of the IR or the other formal
requirements laid down in the CTMR or in the Rules of the IR. Of
these, Rules 1 and 2 are relevant.
12 The material part of Rule 1, namely Rule 1(1)(c),
is reproduced at paragraph 6 above.
13 Rule 2IR, insofar as it is material, reads:
‘(2) The list of goods and services shall
be worded in such a way as to indicate clearly the nature of the
goods and services and to allow each item to be classified in only
one class of the Nice Classification.’
14 It appears to the Board from the foregoing facts
that the main difficulty the examiner has had with this case is
whether or not to accept that the ‘Bringing together, for
the benefit of others, of a variety of goods - excluding transport
- to enable consumers to view and buy the products;’ is a
service for the purposes of the CTMR. His view is that it is not
a service because such an activity is ancillary to the sale of products
and is, despite the words “for the benefit of others”,
in the interest of the applicant alone.
15 In the Board’s view, the main question
is whether or not the services normally provided by retailers of
goods for their customers, are services for which Community trade
marks can be registered.
16 At the outset, the Board wishes to state that
it does not consider the Joint Statements by the Council and the
Commission of the European Communities, entered in the Minutes of
the Council Meeting at which the CTMR was adopted on 20 December
1993, as relevant since the Statements do not enjoy any legal status
within the corpus of Community law. As the Court of Justice stated
in its judgement in Case C-292/89 Antonissen [1991] ECR 1-745, at
paragraph 18:
‘… such a declaration cannot be used
for the purpose of interpreting a provision of secondary legislation
where, as in this case, no reference is made to the content of the
declaration in the wording of the provision in question.’
That case concerned a declaration recorded in the
Council Minutes at the time of the adoption of both Regulation No
1612/68 and Council Directive 68/360 EEC on the abolition of restrictions
on movement and residence within the Community for workers of Member
States and their families (OJ, English Special Edition 1968 (II),
p. 485).
17 The CTMR does not define what a ‘service’
is. Due to its intangible nature, a ‘service’ is more
difficult to define than a ‘product’. It is not possible,
therefore, to arrive at a comprehensive and precise definition.
18 The question must then be addressed: what is
the idea behind a service? The usual feature of any service is the
provision of something, more in the form of labour than of goods,
to meet a particular need or want. Services may, therefore, take
a virtually unlimited number of forms. It follows that the concept
of a service should be construed widely. The New Shorter Oxford
English Dictionary (1993 Edition) offers various definitions of
a ‘service’, of which the following would appear to
be most illustrative in this context: ‘Provision of a facility
to meet the needs or for the use of a person or thing’; ‘An
act of helping or benefiting another; behaviour conducive to the
welfare or advantage of another. Chiefly in do, render service’;
‘Friendly or personal assistance’; ‘Serviceableness,
usefulness’.
19 The French, German, Spanish and Italian languages
contain similar concepts. According to Le Petit Larousse (1999 Edition),
the French term “service” has, inter alia, the following
meanings: ‘Société de services: entreprise fournissant
à titre onéreux un travail, des prestations, du personnel,
etc., à l’exclusion d’une production de biens
matériels’. In German, the word “Dienstleistung”
has, according to Duden Deutsches Universal Wörterbuch A-Z
(1989 Edition) inter alia, the following meaning: [meist Pl.] (Wirtsch.)
Leistungen Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht der produktion
von Gütern dienen.’ The word “servicio” in
Spanish means, according to the Real Academia Española Diccionario
de la Lengua Española (1992 Edition), inter alia, ‘Econ.
Prestación humana que satisface alguna necesidad del hombre
que no consiste en la producción de bienes materiales.’
The Italian word “servizio” is defined, inter alia,
in Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (1987 Edition)
as "insieme composito dei attività economiche chi non
danno luogo alla produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni
d’opera (p.e. scuola, trasporti, commercio, telecommunicazioni,
pubblica amministrazione, spettacolo); terziario: ‘lavorare
nei servizi; la società postindustriale è caratterizzata
dallo sviluppo dei servizi.’
20 Moreover, it is a matter of common experience
that the consumer prefers the service provided by one particular
shop over that of another. It may be the totality of the service
offered which influences choice. There may be different factors
which to go to make up the retail service offered, for example,
the range of goods provided; the way in which the goods are laid
out; the location; the overall convenience it affords; the attitude
and commitment of the staff; the attention given to customers; and
so on. The extent or quality of the service, however, is not a matter
to be taken into account in assessing an application. The fact that
a retail store is, for example, ‘self-service’, should
not lessen its prospects of gaining trade mark registration as a
retail service. By and large, the goodwill of a retail business
is built on the service it provides.
21 Therefore, the examiner was incorrect in stating
that the wording adopted by the appellant to describe its service
‘failed to identify a service for the benefit of others but
merely an ancillary sales activity in the interests of the applicant
alone’. Furthermore, the activity of retailing is mutually
beneficial to the retailer and the consumer. That a retailer is
motivated to perform these activities by the desire to make or increase
its profits, rather than to offer a service to the public, in no
way alters the fact that a service is being provided. Nor is there
anything in the CTMR requiring that services must be provided for
money or money’s worth.
22 The comments of the President of the Office,
as mentioned at paragraph 9 above, do not cause the Board to doubt
that the retailing of goods constitutes a service for which Community
trade marks may be registered.
23 The comments relating to the Nice Agreement
and the historical reasons for refusing the registration of “retail
services” are seen by the Board to be more in the nature of
policy arguments than legal ones.
24 In the President’s comments, much emphasis
is placed on the concern for the classification of goods and services.
While the classification of goods and services is important from
an administrative point of view, there is, fee considerations aside,
nothing in the law governing the Community trade mark that makes
the acceptance for registration of a trade mark for goods or services,
which are clearly described, subject to any condition relating to
classification.
25 That an imprudent applicant for registration
of a trade mark for “retail services” alone might have
an expectation that it also covers its goods, cannot be a reason
why retail sales services should be disallowed.
26 The appellant in this case does not describe
with sufficient clarity the service in respect of which the Community
trade mark is applied for, as Rule 2(2) IR requires. Instead, it
provides the general wording used in the Explanatory Note to Class
35 of the Nice Classification (seventh edition).
27 There needs to be, in the Board’s view,
a comprehensible description of the service including a reference
to the field in which the service is rendered, for example ‘retail
services in the field of sports goods’, or such other fields
as the case may be. Without such a reference, it would plainly be
difficult for the Examination Division to assess, for example, whether
or not the trade mark fails under the absolute grounds for refusal
contained in Article 7 CTMR. Equally, without such explicitness
it would be difficult, if not impossible, to have some idea how
far the exclusive right extended. This is essential in opposition,
invalidity and infringement proceedings.
The above example of a suitable specification,
does not preclude other appropriate descriptions of such a service
being found.
28 The applicant should now be given an opportunity
by the examiner to comply with Rule 2(2) IR by providing a comprehensive
specification of the retail sales service in respect of which it
seeks to register its trade mark.
29 Having regard to the foregoing, the contested
decision should be set aside and the case remitted to the examiner
for further prosecution.
Order
For these reasons it is decided that:
1. The decision under appeal is set aside.
2. The case is remitted to the examiner for further
prosecution.
K. Sundström
H.R. Furstner
J.F. Gormley
RESOLUCIÓN DE LA SEGUNDA SALA DE RECURSO
de 17 de diciembre de 1999
En el asunto R 46/1998-2
(Lengua de procedimiento: italiano)
Artículo 28 RMC, Reglas 9 (4), (3)(a), y
1, 2(2)
Clase 35 – Servicio de venta al por menor
– Examen de motivos absolutos – Clasificación
– Lista de productos y servicios – Declaraciones Conjuntas
– Ambito de protección
Las Declaraciones Conjuntas del Consejo y la Comisión
de las Comunidades Europeas no se consideran pertinentes, ya que
dichas Declaraciones no gozan de estatuto jurídico alguno
dentro de la legislación comunitaria. El RMC no contiene
definición alguna sobre lo que constituye un «servicio».
Las formas que pueden adoptar los servicios son prácticamente
ilimitadas y el concepto de servicio debe interpretarse en sentido
amplio. La venta de productos al por menor constituye un servicio
para el cual se pueden registrar marcas comunitarias. La presentación,
por parte de una persona no avisada, de una solicitud de registro
de una marca únicamente para «servicios de venta al
por menor» con objeto de que ésta cubra todos sus productos,
no puede ser motivo para no admitir los servicios de venta al por
menor. Debe hacerse una descripción comprensible del servicio,
incluida una referencia al ámbito en el que se presta el
servicio, por ejemplo, «servicios de venta al por menor en
el ámbito de los artículos deportivos». A falta
de esta claridad, resultaría difícil, si no imposible,
hacerse una idea del alcance del derecho exclusivo. La resolución
impugnada fue anulada.
GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bolonia) 40040
ITALIAParte recurrente,
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Roma 00187
ITALIARepresentante,
RECURSO interpuesto en relación con la solicitud
de marca comunitaria nº 258582
La Segunda Sala de Recurso
Integrada por: la Sra. K. Sundström (Presidente),
y los Sres. H.R. Furstner (Ponente), J.F. Gormley;
Secretario: E. Gastinel;
dicta la siguiente
Resolución
Hechos
1 El 8 de mayo de 1996, la recurrente presentó
una solicitud de registro de la siguiente marca figurativa:
y la lista de productos y servicios (véase
anexo) para los que se solicita, que incluye, entre otras, la siguiente
descripción de la Clase 35:
«Reagrupación, a beneficio de terceros,
de una variedad de productos -transporte excluido– para permitir
a los consumidores ver y adquirir dichos productos; organización
de exposiciones –en salas, salones– con fines comerciales
o publicitarios.»
2 Mediante carta remitida a la recurrente el 3
de febrero de 1998, el examinador solicitó que se modificara
la clasificación a fin de ajustarse a lo establecido en el
artículo 28 del Reglamento (CE) nº 40/94 del Consejo,
de 20 de diciembre de 1993, sobre la marca comunitaria (en lo sucesivo,
«RMC») (DOCE L 11, 14.1.1994, p. 1; DO OAMI nº
1/95, p. 53) y en la regla 9 del Reglamento (CE) nº 2868/95
de la Comisión, de 13 de diciembre de 1995, por el que se
establecen normas de ejecución del Reglamento (CE) n°
40/94 del Consejo sobre la marca comunitaria (en lo sucesivo, «RE»)
(DOCE L 303, 15.12.1995, p. 1; DO OAMI nº 2-3/95, p. 259).
Asimismo, formuló su objeción en los siguientes términos:
«la OAMI no puede aceptar que la descripción
de los servicios de la clase 35 que figuran en su solicitud se limite
a la ‘reagrupación, a beneficio de terceros, de una
variedad de productos –transporte excluido– para permitir
a los consumidores ver y adquirir dichos productos’.
De hecho, la Oficina considera que esta descripción,
con la cual se solicita protección para servicios que son
en realidad actividades de venta llevadas a cabo por la solicitante,
no puede admitirse, puesto que no identifica un servicio en beneficio
de terceros, sino simplemente una actividad de venta auxiliar en
interés exclusivo de la solicitante.»
3 Mediante carta de 13 de febrero de 1998, la recurrente
señaló que no modificaría su descripción
de los servicios solicitados ya que «como está reconocido
a escala internacional y, en particular, por parte de la OAMI, la
protección debería incluir los servicios de venta.»
4 La solicitud fue finalmente denegada mediante
resolución del examinador de 23 de febrero de 1998, con respecto
a la «reagrupación, a beneficio de terceros, de una
variedad de productos –transporte excluido– para permitir
a los consumidores ver y adquirir dichos productos», debido
a que estos servicios están, en opinión del examinador,
«vinculados esencialmente a actividades de venta». Como
tal, la clasificación presentada por la solicitante no se
ajustaba al artículo 28 del RMC y el examinador denegó
la solicitud con arreglo a la regla 9, apartado 4, del RE.
5 El 30 de marzo de 1998, se interpuso un recurso
contra la resolución del examinador de 23 de febrero de 1998
relativa a la solicitud de marca comunitaria nº 258582. La
Oficina recibió el escrito de motivos del recurso el 22 de
junio de 1998. El recurso fue sometido a la División de Examen
para su revisión prejudicial con arreglo al artículo
60 del RMC y remitido a las Salas de Recurso.
Motivos del recurso
6 En su amplio y pormenorizado escrito de motivos,
que se resume a continuación, la recurrente señala
que:
(a) los motivos aducidos para denegar la solicitud
no son suficientes;
(b) la resolución del examinador vulnera
el artículo 28 del RMC y las reglas 1 y 2 del RE, que disponen
lo siguiente:
(b) Artículo 28 del RMC:
(b) «Los productos y servicios para los que
se presenten marcas comunitarias se clasificarán según
la clasificación prevista en el Reglamento de ejecución.»
(b) Regla 1, apartado 1, letra c), del RE:
(b) «La solicitud de marca comunitaria deberá
contener:
(b) una lista de los bienes y servicios para los
que se solicite el registro de la marca, con arreglo a la regla
2.»
(b) Regla 2, apartado 1, del RE:
(b) «La clasificación común
mencionada en el artículo 1 del Arreglo de Niza relativo
a la clasificación de productos y servicios para el Registro
de Marcas, de 15 de junio de 1957, revisado y modificado, se aplicará
a la clasificación de productos y servicios» (de la
«Clasificación de Niza»);
(c) los servicios prestados por el minorista «consisten
en la elección de los productos que van a comprarse y revenderse,
la organización de los puntos de venta (por ejemplo, la presentación
concreta de los productos, música de fondo, colores, mobiliario,
alumbrado, etc.), la planificación de las gamas de productos,
la forma en que los productos se presentan en las estanterías,
los servicios prestados por los dependientes, los uniformes del
personal, las formas de pago, los precios, las presentaciones comerciales,
etc.»;
(d) el servicio de venta es solicitado y pagado
por el cliente, quien elige la empresa distribuidora concreta y
acepta pagar el precio correspondiente como elemento adicional de
los precios de los productos vendidos en esa empresa;
(e) una marca para «servicios de venta minorista»
evita tener que registrar el signo para todas las clases de productos.
7 Con arreglo al artículo 11 del Reglamento
(CE) n° 216/96 de la Comisión, de 5 de febrero de 1996,
por el que se establece el reglamento de procedimiento de las salas
de recurso de la Oficina de Armonización del Mercado Interior
(DOCE L 28 de 6.2.1996, p. 11) (DO OAMI nº 4/96, p. 399), el
27 de julio de 1999, la Sala consideró que este asunto planteaba
una cuestión importante, a saber, si los servicios prestados
habitualmente por los comercios de venta al por menor de artículos
deportivos o de alimentos y productos similares, son servicios para
los cuales pueden registrarse marcas comunitarias, y pidió
al Presidente que formulara observaciones al respecto.
8 El Presidente comunicó sus observaciones
el 7 de octubre de 1999.
9 El Presidente formula, en primer lugar, algunas
observaciones generales sobre el Arreglo de Niza y la actitud de
la mayoría de los Estados miembros, que se muestran reacios
a admitir marcas para «servicios de venta de productos al
por menor». Asimismo, señala que, históricamente,
dichas marcas no han sido admitidas en estos países, pues
se considera que la venta de productos al por menor no puede constituir,
por sí misma, un servicio, sino que sólo implica la
venta, así como actividades auxiliares (por ejemplo, la presentación).
En la medida en que se ofrezcan servicios adicionales, por ejemplo,
de financiación, éstos podrían clasificarse
tal como se contempla en el Arreglo de Niza.
A continuación, se expone el principal argumento
del Presidente en contra de la admisión de los «servicios
de venta de productos al por menor»:
«La clasificación de productos y servicios
tiene fines administrativos, como lo establece el apartado 4 de
la regla 2 del RE. Por consiguiente, la Oficina debe poder deducir
de la lista de productos y servicios a qué clase pertenece
un producto o servicio concreto y el alcance que puede tener. Ello
resulta necesario, en primer lugar, para el examen de los motivos
de denegación absolutos y, en segundo lugar, para resolver
en los asuntos de oposición y anulación. De modo similar,
los tribunales y las oficinas de los Estados miembros deben poder
juzgar la naturaleza de la reivindicación de derechos exclusivos
en función de los productos y servicios para los cuales se
registra una marca comunitaria. Esta necesidad también es
aplicable a las oficinas nacionales que deben tener en cuenta marcas
comunitarias anteriores en los procedimientos ex parte e inter partes.
Por ello, la lista de productos y servicios debe ser suficientemente
específica.
Asimismo, existe una cuestión concreta,
relacionada con la clasificación, que está vinculada
intrínsecamente a la finalidad administrativa de esta práctica:
las marcas no son objeto de una protección absoluta como
tales, sino únicamente en relación con los productos
y servicios para los que han sido registradas. La protección
es «absoluta» si los productos y servicios y las marcas
son idénticos, mientras que en otros casos debe existir un
riesgo de confusión por lo que se refiere a la identidad
o similitud de las marcas y la identidad o similitud de los correspondientes
productos y servicios, lo que exigirá determinar sistemáticamente
el correspondiente alcance de la reivindicación de derechos
exclusivos.
Una reivindicación de servicios de venta
al por menor con objeto de obtener un ámbito de protección
que cubriría igualmente y, en particular, todos los productos
del establecimiento de que se trate iría en contra de la
necesidad de seguridad expuesta anteriormente. En particular, dicha
clasificación de servicios equivaldría a una especie
de clase ‘de cobertura universal’, concepto que es ajeno
a la protección de marcas mediante su registro».
Asimismo, si bien reconoce que una descripción
que indique los productos y servicios por comercializar contribuiría
a una mayor transparencia de la solicitud, el Presidente señala
que los problemas descritos anteriormente seguirían siendo
los mismos.
Por último, llama la atención de
la Sala sobre una de las Declaraciones Conjuntas contenidas en el
acta de la reunión del Consejo, realizada con motivo de la
adopción del RMC en 1993, relativa a la cuestión del
registro de marcas para «servicios de venta de productos al
por menor»:
«El Consejo y la Comisión consideran
que la actividad de la venta de productos al por menor no es, como
tal venta al por menor de productos, un servicio por el que se pueda
registrar una marca comunitaria en virtud del presente Reglamento.»
El Presidente explica las circunstancias en que
se realizaron dichas Declaraciones Conjuntas:
«Puesto que el propio RMC no contiene disposición
alguna en cuanto a la clasificación y el RE aún no
había sido adoptado en ese momento, no fue posible formular
la objeción al registro de servicios de venta de productos
al por menor, salvo mediante esta Declaración Conjunta. Sin
duda, lo que se pretendía era que la Oficina no admitiera
dichas marcas de servicios.»
Fundamentos
10 El recurso se ajusta a lo dispuesto en los artículos
57, 58 y 59 del RMC y en la regla 48 del RE. Procede, pues, acordar
su admisión.
11 La disposición en que el examinador basó
su resolución es la regla 9, apartado 4, del RE, que establece
que de no subsanarse las irregularidades mencionadas en la regla
9, apartado 3, letra a), del RE en el plazo señalado, la
Oficina denegará la solicitud. A su vez, la regla 9, apartado
3, letra a), del RE hace referencia a las solicitudes que no cumplen
las condiciones enunciadas en las reglas 1, 2 y 3 del RE o los demás
requisitos formales previstos por el RMC o por las reglas del RE.
A este respecto, son pertinentes las reglas 1 y 2.
12 La regla 1, apartado 1, letra c), se reproduce
en el apartado 6 de la presente resolución.
13 La regla 2 del RE, dispone que:
«(2) La lista de productos y servicios deberá
formularse de tal modo que indique claramente el tipo de productos
y servicios y que haga posible que cada artículo esté
clasificado en una sola clase de la clasificación del Arreglo
de Niza.»
14 La Sala considera, basándose en los hechos
antes mencionados, que la principal dificultad que ha tenido el
examinador en el presente asunto es si debe o no admitir que la
«reagrupación, a beneficio de terceros, de una variedad
de productos – transporte excluido–, para permitir a
los consumidores ver y adquirir dichos productos» constituye
un servicio a efectos del RMC. En su opinión, no se trata
de un servicio puesto que dicha actividad tiene un carácter
accesorio de la venta de los productos y redunda, a pesar de los
términos «a beneficio de terceros», únicamente
en interés de la solicitante.
15 En opinión de la Sala, la cuestión
principal es si los servicios prestados habitualmente por los minoristas
a sus clientes son o no servicios para los cuales pueden registrarse
marcas comunitarias.
16 En primer lugar, la Sala señala que no
considera pertinentes las Declaraciones Conjuntas del Consejo y
la Comisión de las Comunidades Europeas, que constan en el
acta de la reunión del Consejo en la que se adoptó
el RMC el 20 de diciembre de 1993, ya que dichas Declaraciones no
gozan de estatuto jurídico alguno dentro de la legislación
comunitaria. A este respecto, el Tribunal de Justicia señaló
en su sentencia de 26 de febrero de 1991, Antonissen, asunto C-292/89,
Recopilación de Jurisprudencia [1991] 1-745, apartado 18,
(la versión española no está
disponible) que una Declaración de este tipo no puede utilizarse
con el fin de interpretar una disposición de derecho derivado
en la que, como en el presente caso, no se hace referencia al contenido
de la Declaración en el texto de la disposición de
que se trata.
Este asunto se refería a una declaración
que consta en el acta del Consejo en el momento de la adopción
del Reglamento nº 1612/68 y de la Directiva 68/360/CEE del
Consejo sobre suspensión de restricciones al desplazamiento
y a la estancia de los trabajadores de los Estados Miembros y de
sus familias dentro de la Comunidad (DO - Edición especial
en español: Capítulo 5, Tomo 1, p. 88).
17 El RMC no contiene definición alguna
sobre lo que constituye un «servicio». Debido a su naturaleza
intangible, definir qué es un «servicio» resulta
más difícil que definir un «producto».
Por consiguiente, no es posible formular una definición completa
y exacta.
18 Así pues, cabe preguntarse cuál
es la finalidad de un servicio. La característica habitual
de cualquier servicio es la prestación de algo, más
en forma de trabajo que de producto, para satisfacer una necesidad
o un deseo determinado. Por lo tanto, las formas que pueden adoptar
los servicios son prácticamente ilimitadas. De ello se desprende
que el concepto de servicio debe interpretarse en sentido amplio.
The New Shorter Oxford English Dictionary (Edición de 1993)
contiene varias definiciones de «service» (servicio),
entre las cuales las más ilustrativas en este contexto parecen
ser las siguientes: «Provision of a facility to meet the needs
or for the use of a person or thing» (prestación destinada
a satisfacer las necesidades o a ser de utilidad para una persona
o cosa); «An act of helping or benefiting another; behaviour
conducive to the welfare or advantage of another. Chiefly in do,
render service» (un acto por el que se ayuda o beneficia a
otra persona; comportamiento que contribuye al bienestar o que favorece
a otra persona. Se emplea principalmente con realizar, prestar un
servicio); «Friendly or personal assistance» (ayuda
amistosa o personal); «Serviceableness, usefulness»
(aptitud para servir para algo, utilidad).
19 Las lenguas francesa, alemana, española
e italiana cuentan con conceptos similares. Según Le Petit
Larousse (Edición de 1999), el término francés
«service» tiene, entre otros, el siguiente significado:
«Société de services: entreprise fournissant
à titre onéreux un travail, des prestations, du personnel,
etc., à l’exclusion d’une production de biens
matériels» (sociedad de servicios: empresa que suministra,
a título oneroso, trabajo, prestaciones, personal, etc. con
exclusión de bienes materiales). En lengua alemana, de acuerdo
con Duden Deutsches Universal Wörterbuch A-Z (Edición
de 1989), la palabra «Dienstleistung» significa, entre
otras cosas: «[meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen, Arbeiten
in der Wirtschaft, die nicht der Produktion von Gütern dienen»
(mayor. pl.) (Econ.) Prestaciones, actividades económicas
que no guardan relación con la producción de mercancías).
La palabra «servicio» en español tiene, según
el Diccionario de la Lengua de la Real Academia Española
(Edición de 1992), entre otros, el siguiente significado:
«Econ. Prestación humana que satisface alguna necesidad
del hombre que no consiste en la producción de bienes materiales.»
El término italiano «servizio» se define, en
Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana (Edición
de 1987), como “insieme composito dei attività economiche
chi non danno luogo alla produzione di nuovi beni ma consistono
in prestazioni d’opera (p.e. scuola, trasporti, commercio,
telecommunicazioni, pubblica amministrazione, spettacolo); terziario:
«lavorare nei servizi; la società postindustriale è
caratterizzata dallo sviluppo dei servizi» (conjunto de actividades
económicas que no dan lugar a la producción de nuevos
productos sino que consisten en el desarrollo de una labor (p.ej.
enseñanza, transporte, comercio, telecomunicaciones, administración
pública, espectáculo); terciario: trabajar en los
servicios; la sociedad post-industrial está caracterizada
por el desarrollo de los servicios).
20 Además, es sabido, por lo común,
que el consumidor prefiere el servicio prestado por un establecimiento
determinado al prestado por otro. Quizá su decisión
esté influida por el conjunto del servicio prestado. Pueden
existir diversos factores que componen el servicio minorista ofrecido
como, por ejemplo, la gama de productos comercializados, la forma
en que se presentan los productos, la ubicación, la comodidad
general que ofrece, la actitud y dedicación del personal,
el trato dispensado a los clientes, etc. Sin embargo, el alcance
o la calidad del servicio no es algo que deba tomarse en consideración
al evaluar una solicitud. El hecho de que un establecimiento de
venta de productos al por menor sea, por ejemplo, de «autoservicio»
no debe obrar en detrimento del registro de una marca para un servicio
de venta de productos al por menor. Por lo general, el fondo de
comercio de una empresa de venta de productos al por menor depende
del servicio que presta.
21 Por consiguiente, el examinador no estaba en
lo cierto al afirmar que el texto redactado por la recurrente para
describir su servicio «no identifica un servicio por cuenta
de terceros, sino simplemente una actividad de venta auxiliar en
interés exclusivo de la solicitante». Asimismo, la
actividad de la venta de productos al por menor es mutuamente beneficiosa
para el minorista y el consumidor. La prestación de un servicio
no puede de ninguna manera ponerse en tela de juicio porque el minorista
se inspire, para ejercer sus actividades, en el deseo de generar
o aumentar sus beneficios, en lugar del deseo de prestar un servicio
al público. El RMC tampoco establece que los servicios deban
prestarse a cambio de dinero u otro medio de pago.
22 Pese a las observaciones del Presidente de la
Oficina, mencionadas en el apartado 9 de la presente resolución,
la Sala está convencida de que la venta de productos al por
menor constituye un servicio para el cual se pueden registrar marcas
comunitarias.
23 La Sala considera que las observaciones relativas
al Arreglo de Niza y a las razones históricas para denegar
el registro de «servicios de venta de productos al por menor»
constituyen argumentos de carácter más político
que jurídico.
24 En las observaciones del Presidente, se hace
especial hincapié en la preocupación por la clasificación
de los productos y servicios. Si bien la clasificación de
los productos y servicios es importante desde un punto de vista
administrativo, en la normativa que rige la marca comunitaria no
hay nada, salvo las consideraciones relativas a las tasas, que supedite
el registro de una marca comunitaria para productos o servicios,
claramente descritos, al cumplimiento de alguna condición
relativa a la clasificación.
25 La presentación, por parte de una persona
no avisada, de una solicitud de registro de una marca únicamente
para «servicios de venta al por menor» con objeto de
que ésta cubra todos sus productos, no puede ser motivo para
no admitir los servicios de venta al por menor.
26 En el presente asunto, la recurrente no describe
con suficiente claridad el servicio para el cual solicita la marca
comunitaria, tal como exige la regla 2, apartado 2, del RE. En su
lugar, presenta el texto general utilizado en la Nota explicativa
de la Clase 35 de la Clasificación de Niza (séptima
edición).
27 En opinión de la Sala, debe hacerse una
descripción comprensible del servicio, incluida una referencia
al ámbito en el que se presta el servicio, por ejemplo, «servicios
de venta al por menor en el ámbito de los artículos
deportivos» o en los ámbitos de que se trate. Sin semejante
referencia, difícilmente podría la División
de Examen determinar, por ejemplo, si el registro de la marca es
o no procedente con arreglo a los motivos de denegación absolutos
contemplados en el artículo 7 del RMC. Igualmente, a falta
de esta claridad, resultaría difícil, si no imposible,
hacerse una idea del alcance del derecho exclusivo, lo que es indispensable
en los procedimientos de oposición, nulidad y violación
de marca.
El ejemplo precedente de una descripción
adecuada no impide que puedan encontrarse otras descripciones apropiadas
de ese tipo de servicio.
28 El examinador debe brindar a la solicitante
la oportunidad de cumplir lo dispuesto en la regla 2, apartado 2,
del RE mediante la presentación de una descripción
detallada de los servicios de venta al por menor para los cuales
pretende registrar su marca.
29 Habida cuenta de lo expuesto anteriormente,
procede anular la resolución impugnada y devolver el asunto
al examinador con vistas a la prosecución del procedimiento.
Fallo
En virtud de todo lo expuesto, la Sala resuelve:
1. Anular la resolución impugnada.
2. Devolver el asunto al examinador con vistas
a la prosecución del procedimiento.
ANEXO
Lista de productos y servicios:
9 Cascos protectores y gafas, todos ellos artículos
para el deporte.
12 Bicicletas, vehículos a motor, ruedas
para bicicletas y vehículos a motor.
18 Bolsos, bolsas y pequeñas mochilas.
24 Toallas y ropa de baño.
25 Prendas de vestir, también para deporte,
trajes protectores para deporte.
28 Aparatos para realizar actividades deportivas,
rodilleras protectoras para deporte.
35 Reagrupación, a beneficio de terceros,
de una variedad de productos -transporte excluido- para permitir
a los consumidores ver y adquirir dichos productos; organización
de exposiciones -en salas, salones- con fines comerciales o publicitarios.
39 Servicios de organización de viajes.
41 Organización de competiciones y espectáculos
deportivos.
Registrar:
E. Gastinel
DÉCISION DE LA DEUXIÈME CHAMBRE DE
RECOURS
du 17 décembre 1999
dans l’affaire R 46/1998-2
(Langue de procédure: italien)
Article 28 du RMC, règle 9, paragraphe 4,
paragraphe 3 point a), règle 1 et règle 2 paragraphe
2.
Classe 35 – Services de vente au détail
– Examen des motifs absolus – Classification –
Liste des produits et services- Déclarations communes –
Etendue de la protection.
Ne sont pas considérées comme pertinentes
les déclarations communes du Conseil et de la Commission
des communautés européennes, car elles n’ont
aucun statut légal dans le corpus du droit communautaire.
Le RMC ne donne pas la définition d’un «service».
Les services peuvent prendre un nombre de formes pratiquement illimité.
Le concept de service doit être compris de manière
large. Le commerce de détail de produits constitue un service
pour lequel des marques communautaires peuvent être enregistrées.
Le fait qu’un demandeur imprudent puisse demander l’enregistrement
d’une marque communautaire pour des «services de vente
au détail» en s’attendant à ce qu’elle
couvre également ses produits, ne suffit pas à justifier
le rejet des services de vente de détail. Il est nécessaire
de fournir une description compréhensible du service, avec
une référence au domaine dans lequel le service est
rendu, par exemple «les services de détail dans le
domaine des articles de sport». En l’absence d’un
tel caractère explicite, il serait difficile, voire impossible,
d’avoir une idée de l’étendue des droits
exclusifs. La décision attaquée est annulée.
GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologne) 40040
ITALIE Partie requérante
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Rome 00187
ITALIE Représentant
RECOURS concernant la demande de marque communautaire
N° 258582
La deuxième Chambre de recours
composée de K. Sundström (président),
H.R. Furstner (rapporteur), J.F. Gormley
Greffier: E. Gastinel
rend la présente
Décision
Résumé des faits
1 Le 8 mai 1996, la requérante a déposé
une demande d’enregistrement de la marque figurative suivante:
et la liste des produits et services (cf. annexe
ci-jointe) pour lesquels la protection a été demandée,
y compris, notamment, la précision suivante sous la classe
35:
«Regroupement, au bénéfice
de tiers, de divers produits (transport exclu), permettant aux clients
de voir et se procurer ces produits; organisation d’expositions
dans des salles, des salons - à des fins commerciales et
publicitaires.»
2 Dans une lettre à la requérante
datée du 3 février 1998, l’examinateur a demandé
la modification de la classification afin de se conformer à
l’article 28 du règlement (CE) no 40/94 du Conseil
du 20 décembre 1993 sur la marque communautaire («RMC»)
(JO CE no L 11, 14.1.1994, p. 1; JO OHMI 1/95, p.53) et à
la règle 9 du règlement (CE) no 2868/95 de la Commission
du 13 décembre 1995 portant modalités d’application
du règlement (CE) no 40/94 du Conseil sur la marque communautaire
(«RE») (JO CE no L 303, 15.12.1995, p. 1; OHMI 2-3/95,
p. 259). Il a motivé son objection dans les termes suivants:
«l’OHMI ne peut accepter que la formulation
des services telle qu’énoncée dans votre demande
sous la classe 35 se limite à : “regroupement, au bénéfice
de tiers, d’une variété de produits - à
l’exclusion du transport - pour permettre aux consommateurs
de voir et d’acheter les produits”.
En effet, l’Office considère que cet
énoncé, qui revendique la protection de services,
qui sont des activités de vente menées par le demandeur,
est irrecevable dans la mesure où il n’identifie pas
un service au bénéfice d’autrui, mais plutôt
une activité de vente accessoire dans l’intérêt
du seul demandeur.»
3 Dans une lettre du 13 février 1998, la
requérante a indiqué qu’elle ne modifierait
pas sa description des services pour lesquels elle a déposé
la marque puisqu’il «est admis sur le plan international,
et en particulier par l’OHMI, que la protection doit inclure
les services de vente».
4 La demande a été finalement refusée
par décision de l’examinateur du 23 février
1998 pour la partie portant sur le «regroupement, au bénéfice
de tiers, de divers produits (transport exclu), permettant aux clients
de voir et se procurer ces produits», car ces services, de
l’avis de l’examinateur, «sont essentiellement
liés à des activités de vente». De fait,
la classification du requérant ne respecte pas l’article
28 du RMC et l’examinateur a rejeté la demande aux
termes de la règle 9, paragraphe 4 du RE.
5 Un recours a été introduit le 30
mars 1998 contre la décision de l’examinateur du 23
février 1998 concernant la demande de marque communautaire
n° 258582. L’Office a reçu le mémoire exposant
les motifs le 22 juin 1998. Le recours a été transmis
à la division d’examen pour une révision préjudicielle
au titre de l’article 60 du RMC et a été déféré
à la chambre de recours.
Motifs du recours
6 Dans son mémoire long et détaillé
exposant les motifs, et résumé ci-dessous, la requérante
fait valoir que:
(a) les motifs de refus sont insuffisants;
(b) la décision de l’examinateur est
une violation de l’article 28 du RMC et des règles
1 et 2 du RE dont les extraits pertinents sont, respectivement:
(b) Article 28 du RMC:
(b) «Les produits et les services pour lesquels
des marques communautaires sont déposées sont classés
selon la classification prévue par le règlement d’exécution».
(b) Règle 1, paragraphe 1, point c) du RE:
(b) «La demande d’une marque communautaire
doit contenir:
(b) «une liste des produits et services pour
lesquels l’enregistrement de la marque est demandé,
conformément à la règle 2.»
(b) Règle 2, paragraphe 1 du RE:
(b) «Pour les produits et les services, la
classification appliquée est la classification commune visée
à l’article 1er de l’arrangement de Nice concernant
la classification internationale des produits et des services aux
fins de l’enregistrement des marques du 15 juin 1957, tel
que révisé et modifié» («la classification
de Nice»);
(c) les services proposés par le détaillant
«sont constitués par le choix de produits à
acheter et revendre, l’organisation de locaux commerciaux
(par exemple, la disposition particulière des produits, un
éventuel fond musical, des couleurs, des accessoires, l’éclairage,
etc.), la planification des gammes de produits, la présentation
des produits dans les rayons, les services proposés par les
vendeurs, les uniformes du personnel, les modalités de paiement,
les prix, les présentations commerciales, etc.»;
(d) le service de vente est demandé et payé
par le consommateur, qui choisit l’entreprise de distribution
spécifique et consent à payer le prix correspondant
en tant qu’élément supplémentaire aux
prix des produits qui y sont vendus;
(e) une marque de «services de détail»
évite la nécessité d’enregistrer le signe
dans toutes les classes d’articles.
7 Conformément à l’article
11 du règlement (CE) no 216/96 de la Commission du 5 février
1996 portant règlement de procédure des chambres de
recours de l’OHMI (JO CE no L 28 du 6.2.1996, p. 11) (JO OHMI
4/96, p. 399), la chambre considérant, le 27 juillet 1999,
qu’une importante question était soulevée dans
cette affaire, à savoir, si les services normalement proposés
par les exploitants des magasins de sport de détail ou des
épiceries de détail ou similaires, sont ou ne sont
pas des services pour lesquels l’enregistrement de marques
communautaires peut être demandé, a invité le
président à formuler des observations.
8 Le président a fait part de ses observations
le 7 octobre 1999.
9 Le président commence par quelques remarques
générales sur l’Arrangement de Nice et sur la
réticence de la plupart des Etats membres à reconnaître
des marques de «services de détail». Il souligne
qu’historiquement ces marques n’ont pas été
acceptées dans ces pays parce que la vente de produits au
détail était perçue comme ne pouvant pas, en
soi, être considérée comme un service, mais
n’impliquait que la vente, et des activités accessoires
(par exemple, l’étalage). Si d’autres services,
tels que le financement, étaient proposés, ils pouvaient
être classés comme le prévoit l’arrangement
de Nice.
Le principal argument du président contre
l’acceptation des «services de détail»
est le suivant:
«La classification des marchandises et services
est effectuée à des fins administratives, conformément
à la règle 2, paragraphe 4, du RE. C’est pourquoi
l’Office doit être à même de percevoir
sur la base de la liste des produits et services à quelle
classe spécifique appartient un produit ou service particulier
et quelle portée il peut avoir. Cela est indispensable, d’une
part, pour examiner les motifs absolus et, d’autre part, pour
statuer sur les cas d’opposition et d’annulation. De
même, les tribunaux et les offices des Etats membres doivent
être à même de percevoir la nature de la revendication
de droits exclusifs sur la base des produits et services pour lesquels
une marque communautaire est enregistrée. Cela s’applique
également aux offices nationaux, qui doivent tenir compte
des marques communautaires antérieures dans les procédures
ex parte et inter partes. La liste des produits et services doit
donc être suffisamment spécifique.
Il existe également un élément
de fond concernant la classification, intrinsèquement lié
à l’objectif administratif de l’exercice: les
marques ne sont pas protégées de manière absolue
en tant que telles, mais uniquement en rapport avec les produits
et services pour lesquels elles sont enregistrées. La protection
est «absolue» lorsque les produits et services et les
marques sont identiques, tandis que dans les autres cas, il doit
y avoir un risque de confusion dû à l’identité
ou à la similitude des marques ou à l’identité
ou à la similitude des produits et services respectifs. Il
sera nécessaire de déterminer régulièrement
la portée respective de la revendication d’exclusivité.
Une revendication pour des services de détail
en vue d’obtenir une protection qui couvrirait également
et en particulier toutes les marchandises offertes par l’établissement
commercial concerné, serait en contradiction avec les éléments
de certitude susmentionnés. Plus particulièrement,
une telle classification se traduirait en une sorte de classe «couvre-tout»,
un concept étranger à la protection des marques par
l’enregistrement».
Le président poursuit en déclarant
que, si l’on admet qu’une indication des produits et
services à vendre donnerait une plus grande transparence
à la revendication, les problèmes décrits ci-dessus
resteraient inchangés.
Enfin, il attire l’attention de la chambre
sur une des déclarations communes contenues dans le procès-verbal
de la séance du Conseil, rédigées lors de l’adoption
du RMC en 1993 et relatives au problème d’enregistrement
des marques des «services de détail»:
«Le Conseil et la Commission considèrent
que l’activité de commerce de détail de produits
n’est pas en tant que telle un service pour lequel une marque
communautaire peut être enregistrée en vertu de ce
règlement».
Le président explique les circonstances
dans lesquelles les déclarations communes ont été
rédigées:
«Le RMC ne prévoyant pas la classification
et le RE n’étant alors pas encore adopté, il
était impossible d’exprimer le refus d’enregistrement
des “services de vente au détail” autrement que
par cette déclaration commune. On s’attendait, sans
aucun doute, à ce que l’Office n’accepte pas
ces marques de service».
Motifs
10 Le recours est conforme aux articles 57, 58
et 59 du RMC et à la règle 48 du RE. Il est dès
lors recevable.
11 Le motif sur lequel l’examinateur a fondé
sa décision est la règle 9, paragraphe 4 du RE qui
dispose que, s’il n’est pas remédié aux
irrégularités visées à la règle
9, paragraphe 3, point a) dans le délai prescrit, l’Office
rejette la demande. A son tour, la règle 9, paragraphe 3,
point a) fait référence aux demandes qui ne sont pas
conformes aux conditions énoncées aux règles
1, 2 et 3 du RE ou aux autres conditions de forme prévues
par le RMC ou par le RE. Au présent cas, les règles
1 et 2 sont applicables.
12 La partie matérielle de la règle
1, à savoir la règle 1, paragraphe 1, point c), est
reproduite ci-dessus au point 6.
13 La règle 2 du RE, dans sa partie matérielle,
est la suivante:
(2) «La liste des produits et services doit
être établie de manière à faire apparaître
clairement leur nature et à ne permettre la classification
de chaque produit et de chaque service que dans une seule classe
de la classification de Nice».
14 Sur la base des éléments qui précèdent,
il apparaît à la chambre que la principale difficulté
rencontrée par l’examinateur dans cette affaire est
d’accepter ou non que le «regroupement, au bénéfice
de tiers, d’une variété de produits (transport
exclu) pour permettre aux consommateurs de voir et se procurer ces
produits;» soit un service aux fins du RMC. L’examinateur
estime qu’il ne s’agit pas d’un service parce
qu’une telle activité est accessoire à la vente
de produits et est, en dépit de l’expression «au
bénéficie de tiers», dans l’intérêt
du seul demandeur.
15 Pour la chambre, la principale question est
de savoir si les services normalement proposés par les détaillants
de produits à leurs clients sont des services pour lesquels
des marques communautaires peuvent être enregistrées.
16 En premier lieu, la chambre tient à préciser
qu’elle ne considère pas comme pertinentes les déclarations
communes du Conseil et de la Commission des communautés européennes,
inscrites au procès-verbal de la réunion du Conseil
au cours de laquelle le RMC a été adopté le
20 décembre 1993. Il en est ainsi dans la mesure où
ces déclarations n’ont aucun statut légal dans
le corpus du droit communautaire. Comme la Cour de justice l’a
jugé dans sa décision dans l’affaire C-292/89
Antonissen [1991] ECR 1-745, au point 18:
«… une telle déclaration ne
saurait être retenue pour l’interprétation d’une
disposition du droit dérivé lorsque, comme dans cette
affaire, le contenu de la déclaration ne trouve aucune expression
dans le texte de la disposition en cause,»
Cette affaire concernait une déclaration
inscrite au procès-verbal du Conseil au moment de l’adoption
du règlement no 1612/68 et de la directive du Conseil 68/360
CEE sur la suppression des restrictions au déplacement et
au séjour des travailleurs des Etats membres et leur famille
à l’intérieur de la Communauté (JO L257,
p. 13).
17 Le RMC ne donne pas la définition d’un
«service». De par sa nature incorporelle, un «service»
est beaucoup plus difficile à définir qu’un
«produit». Il est donc impossible de parvenir à
une définition précise et complète.
18 Il est important de comprendre ce que recouvre
la notion de service. La caractéristique habituelle de tout
service est de fournir quelque chose, davantage sous la forme de
travail que de produits, pour satisfaire un besoin ou un désir
particulier. Les services peuvent donc prendre un nombre de formes
pratiquement illimité. Il en résulte que le concept
de service doit être compris de manière large. The
New Shorter Oxford English Dictionary (édition 1993) propose
diverses définitions d’un «service», parmi
lesquelles celles énoncées ci-après sont les
plus caractéristiques dans ce contexte: «Fourniture
d’un moyen de satisfaire les besoins ou pour l’usage
d’une personne ou d’une chose» (« Provision
of a facility to meet the needs or for the use of a person or thing
»); «Action consistant à aider ou servir autrui;
comportement favorable au bien-être ou à l’avantage
d’autrui. Essentiellement, faire, rendre service» («
An act of helping or benefiting another ; behaviour conducive to
the welfare or advantage of another. Chiefly in do, render service
»); «Assistance personnelle ou amicale»(«
Friendly or personal assistance »; «Commodité,
utilité» (« Serviceableness, usefulness »).
19 Le français, l’allemand, l’espagnol
et l’italien ont des concepts similaires. D’après
Le Petit Larousse (édition 1999), le terme français
«service» signifie, entre autres: «Société
de services: entreprise fournissant à titre onéreux
un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion
d’une production de biens matériels». En allemand,
d’après le Duden Deutsches Universal Wörterbuch
A-Z (édition 1989), le mot «Dienstleistung» a
pour signification, entre autres: « normalement au pluriel
: (économie) prestations, travaux en économie, qui
ne consistent pas en la production de biens » ([meist Pl.]
(Wirtsch.) « Leistungen, Arbeiten in der Wirtschaft, die nicht
der Produktion von Gütern dienen.») Le mot «servicio»
en espagnol, d’après le Real Academia Española
Diccionario de la Lengua Española (édition 1992),
a pour signification, entre autres: « econ. : prestation humaine
qui répond à certains besoins humains qui ne consistent
pas en la production de biens matériels » («Econ.
Prestación humana que satisface alguna necesidad del hombre
que no consiste en la producción de bienes materiales.»)
En italien, dans le Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana
(édition 1987), le mot «servizio» a pour signification,
entre autres « l’ensemble des activités économiques
qui ne donnent pas lieu à la production d’un nouveau
bien, mais consiste en des prestations (par exemple : l’école,
les transports, le commerce, les télécommunications,
l’administration publique, les spectacles) ; tertiaire : «
travailler dans le secteur des services ; la société
postindustrielle est caractérisée par le développement
des services » («insieme composito dei attività
economiche chi non danno luogo alla produzione di nuovi beni ma
consistono in prestazioni d’opera (p.e. scuola, trasporti,
commercio, telecommunicazioni, pubblica amministrazione, spettacolo);
terziario: «lavorare nei servizi; la società postindustriale
è caratterizzata dallo sviluppo dei servizi.»)
20 En outre, il est constant que le consommateur
préfère le service fourni par un magasin particulier
plutôt que par un autre. Il se peut que ce soit la totalité
des services proposés qui influence son choix. Différents
facteurs peuvent compléter le service de détail offert,
par exemple, la gamme de produits proposée, la disposition
des produits, l’emplacement, la facilité générale
proposée, l’attitude et l’engagement du personnel,
l’attention portée aux clients, etc. L’étendue
ou la qualité du service ne doivent toutefois pas être
pris en compte dans l’évaluation d’une demande
de marque. Le fait qu’un magasin de détail soit, par
exemple un «self-service», ne doit pas réduire
ses chances d’obtenir l’enregistrement de la marque
communautaire en tant que service de détail. D’une
manière générale, la clientèle d’un
commerce de détail se construit sur le service offert.
21 L’examinateur a donc affirmé à
tort que la description du service adopté par la requérante
«n’identifie pas un service au bénéfice
d’autrui, mais plutôt une activité de vente accessoire
dans l’intérêt du seul demandeur». En outre,
l’activité de détail bénéficie
tant aux détaillants qu’aux consommateurs. Le fait
qu’un détaillant effectue ces activités en étant
animé du désir de faire des bénéfices
ou de les augmenter, plutôt que d’offrir un service
au public, ne modifie en aucune façon le fait qu’un
service soit fourni. Rien dans le RMC n’exige que les services
soient proposés à titre onéreux.
22 Les remarques du président de l’Office,
mentionnés au point 9 ci-dessus, ne remettent pas en cause
l’opinion de la chambre selon laquelle le commerce de détail
de produits constitue un service pour lequel des marques communautaires
peuvent être enregistrées.
23 Les observations portant sur l’Arrangement
de Nice et sur les raisons historiques du refus de l’enregistrement
des «services de détail» sont considérés
par la chambre comme étant plus de nature politique que juridique.
24 Dans ses remarques, le président insiste
plus particulièrement sur la question de la classification
des produits et services. Si cette dernière est importante
d’un point de vue administratif, dans le droit qui régit
la marque communautaire, rien, taxes mises à part, ne soumet
l’acceptation de l’enregistrement d’une marque
communautaire pour des produits ou services, clairement décrits,
à quelque condition relative à la classification.
25 Le fait qu’un demandeur imprudent puisse
demander l’enregistrement d’une marque communautaire
pour des «services de vente au détail» en s’attendant
à ce qu’elle couvre également ses produits,
ne suffit pas à justifier le rejet des services de vente
de détail.
26 Dans la présente affaire, la requérante
ne donne pas une description suffisamment claire du service pour
lequel la marque communautaire est demandée, comme l’exige
la règle 2, paragraphe 2 du RE. Au lieu de cela, il propose
la formulation générale utilisée dans les notes
explicatives de la classe 35 de la classification de Nice (septième
édition).
27 Selon la chambre, une description compréhensible
du service, avec une référence au domaine dans lequel
le service est rendu, par exemple «les services de détail
dans le domaine des articles de sport», ou à d’autres
domaines, selon le cas, est nécessaire. En l’absence
d’une telle référence, il serait de toute évidence
très difficile pour la division d’examen d’évaluer,
par exemple, si la marque communautaire tombe sous le coup des motifs
absolus de refus de l’article 7 du RMC. De même, en
l’absence d’un tel caractère explicite, il serait
difficile, voire impossible, d’avoir une idée de l’étendue
des droits exclusifs. Ces éléments sont indispensables
dans les procédures d’opposition, d’annulation
et de contrefaçon.
L’exemple ci-dessus de précision adaptée
n’exclut pas que d’autres descriptions appropriées
d’un tel service puissent être trouvées.
28 L’examinateur doit maintenant laisser
la possibilité au demandeur de se conformer à la règle
2, paragraphe 2 du RE en proposant une description complète
du service de vente au détail pour lequel il cherche à
faire enregistrer sa marque.
29 Au vu de ce qui précède, la décision
attaquée doit être annulée et l’affaire
renvoyée à l’examinateur pour suite à
donner.
Dispositif
Par ces motifs, il est statué comme suit:
1. La décision attaquée dans le recours
est annulée.
2. L’affaire est renvoyée à
l’examinateur pour suite à donner.
ANNEXE
Liste des produits et services :
9 Casques de protection et lunettes, tous articles
de sport.
12 Cycles, motocyclettes, roues de cycles et motocyclettes.
18 Sacs, sacoches et petits sacs à dos.
24 Essuie-mains et serviettes de bain.
25 Vêtements également de sport, combinaisons
de protection pour le sport.
28 Equipement pour l’exercice d’activités
sportives, genouillères de protection pour le sport.
35 Regroupement, au bénéfice de tiers,
de divers produits (transport exclu), permettant aux clients de
voir et se procurer ces produits; organisation d’expositions
- dans des salles, des salons - à des fins commerciales ou
publicitaires.
39 Services d’organisation de voyages.
41 Organisation de rencontres et de spectacles
sportifs.
ENTSCHEIDUNG DER ZWEITEN BESCHWERDEKAMMER
vom 17. Dezember 1999
in der Beschwerdesache R 46/1998-2
(Verfahrenssprache: Italienisch)
Artikel 28, DV Regel 9 Absatz 4, Absatz 3 a, 1,
2 Absatz 2 GMV
Klasse 35 - Einzelhandelsdienstleistungen - Prüfung
der absoluten Eintragungshindernisse - Klassifikation - Verzeichnis
der Waren und Dienstleistungen - Gemeinsame Erklärungen - Schutzumfang
Die Gemeinsamen Erklärungen des Rates und
der Kommission der Europäischen Gemeinschaften werden nicht
als maßgeblich angesehen, da die Erklärungen keinerlei
rechtliche Bindungswirkung im Gemeinschaftsrecht genießen.
In der GMV ist keine Begriffsbestimmung für eine Dienstleistung
enthalten. Dienstleistungen können eine nahezu unbegrenzte
Zahl von Formen annehmen und der Begriff der Dienstleistung sollte
weit gefaßt werden. Der Einzelhandel mit Waren stellt eine
Dienstleistung dar, für die Gemeinschaftsmarken eingetragen
werden können. Daß ein unvorsichtiger Anmelder einer
Marke für „Einzelhandelsdienstleistungen“ davon
ausgehen könnte, daß diese auch seine Waren mit abdeckt,
kann kein Grund dafür sein, Einzelhandelsdienstleistungen nicht
zuzulassen. Es bedarf einer verständlichen Beschreibung der
Dienstleistung einschließlich der Angabe des Bereiches, in
dem sie erbracht wird, z.B. „Einzelhandelsdienstleistungen
im Bereich Sportwaren“. Ohne eine derartige Klarstellung wäre
es schwierig, wenn nicht gar unmöglich, eine Vorstellung davon
zu erlangen, wie weit sich das Ausschlußrecht erstreckt. Die
angefochtene Entscheidung wurde aufgehoben.
GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologna) 40040
ITALIENBeschwerdeführerin
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Rom 00187
ITALIENVertreter
BESCHWERDE betreffend die Gemeinschaftsmarkenanmeldung
Nr. 258582
erläßt
Die Zweite Beschwerdekammer
unter Mitwirkung von K. Sundström (Vorsitzende),
H.R. Furstner (Berichterstatter) und J.F. Gormley
Geschäftsstellenbeamter: E. Gastinel
die folgende
Entscheidung
Sachverhalt
1 Am 8. Mai 1996 beantragte die Beschwerdeführerin
die Eintragung der folgenden Bildmarke
wobei das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
(siehe Anhang), für die der Schutz beantragt wurde, unter anderem
die folgende Spezifikation nach Klasse 35 enthielt:
„Das Zusammenbringen vielfältiger Waren
– ohne Transport – zugunsten Dritter, um Verbrauchern
die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen; Ausrichtung
von Ausstellungen in Hallen und Ausstellungsräumen zu kommerziellen
und Werbezwecken.”
2 Mit Schreiben vom 3. Februar 1998 ersuchte der
Prüfer die Beschwerdeführerin, die Klassifikation so abzuändern,
daß sie dem Artikel 28 der Verordnung (EG) Nr. 40/94 des Rates
vom 20. Dezember 1993 über die Gemeinschaftsmarke (,,GMV”)
(ABl. EG L 11 vom 14.1.1994, S. 1; ABl. HABM 1/95, S. 53) sowie
der Regel 9 der Verordnung (EG) Nr. 2868/95 der Kommission vom 13.
Dezember 1995 zur Durchführung der Verordnung (EG) Nr. 40/94
des Rates über die Gemeinschaftsmarke („DV”) (ABl.
EG L 303 vom 15.12.1995, S. 1; ABl. HABM 2-3/1995, S. 259) entspricht.
Er erläuterte seine Beanstandung wie folgt:
„Das HABM kann die Formulierung der in Ihrer
Anmeldung nach Klasse 35 aufgeführten Dienstleistungen „Das
Zusammenbringen vielfältiger Waren – ohne Transport –
zugunsten Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der
Waren zu ermöglichen” in dieser eingeschränkten
Form nicht akzeptieren.
Nach Auffassung des Amtes ist diese Formulierung,
die einen Schutz für Dienstleistungen beansprucht, bei denen
es sich eigentlich um von der Anmelderin durchgeführte Verkaufstätigkeiten
handelt, unzulässig, da sie keine Dienstleistung zugunsten
Dritter bezeichnet, sondern vielmehr eine ergänzende Verkaufstätigkeit
im alleinigen Interesse der Anmelderin.”
3 Mit Schreiben vom 13. Februar 1998 gab die Beschwerdeführerin
an, daß sie ihre Beschreibung der beantragten Dienstleistungen
nicht ändern werde, da „international und insbesondere
durch das HABM anerkannt ist, daß der Schutz Verkaufsdienstleistungen
einschließen sollte.”
4 Durch Entscheidung vom 23. Februar 1998 lehnte
der Prüfer die Anmeldung hinsichtlich des „Zusammenbringens
vielfältiger Waren – ohne Transport – zugunsten
Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen”
endgültig ab, da diese Dienstleistungen nach Auffassung des
Prüfers „wesentlich mit Verkaufstätigkeiten verbunden
sind”. Als solche entsprach die von der Anmelderin angegebene
Spezifikation nicht Artikel 28 GMV, und der Prüfer wies die
Anmeldung gemäß Regel 9 Absatz 4 DV zurück.
5 Gegen die Entscheidung des Prüfers vom 23.
Februar 1998 betreffend die Gemeinschaftsmarkenanmeldung Nr. 258582
wurde am 30. März 1998 Beschwerde eingelegt. Die Begründung
ging am 22. Juni 1998 beim Amt ein. Die Beschwerde wurde der Prüfungsabteilung
gemäß Artikel 60 GMV zur Abhilfe vorgelegt und an die
Beschwerdekammern zurückverwiesen.
Beschwerdegründe
6 In ihrer langen und ausführlichen Begründung,
die nachfolgend zusammengefaßt wiedergegeben wird, bringt
die Beschwerdeführerin vor:
a) Für die Zurückweisung liegen keine
hinreichenden Gründe vor;
b) Die Entscheidung des Prüfers verstößt
gegen Artikel 28 GMV und gegen Regeln 1 und 2 DV, deren entscheidende
Passagen wie folgt lauten:
b) Artikel 28 GMV:
b) „Die Waren und Dienstleistungen, für
die Gemeinschaftsmarken angemeldet werden, werden nach der in der
Durchführungsverordnung festgelegten Klassifizierung klassifiziert.”
b) Regel 1 Absatz 1 Buchstabe c) DV:
b) „Die Anmeldung für eine Gemeinschaftsmarke
muß enthalten:
b) „gemäß Regel 2 ein Verzeichnis
der Waren und Dienstleistungen, für welche die Marke eingetragen
werden soll.”
b) Regel 2 Absatz 1 DV:
b) „Die Klassifizierung der Waren und Dienstleistungen
richtet sich nach der gemeinsamen Klassifikation des Artikels 1
des geänderten Nizzaer Abkommens vom 15. Juni 1957 über
die internationale Klassifikation von Waren und Dienstleistungen
für die Eintragung von Marken” („Nizzaer Klassifikation”);
c) Die vom Einzelhändler erbrachten Dienstleistungen
„bestehen aus der Auswahl der zu kaufenden und weiterzuverkaufenden
Waren, der Organisation der Verkaufsräume (zum Beispiel Anordnung
der Waren, mögliche Hintergrundmusik, Farben, Ausstattung,
Beleuchtung usw.), der Planung des Warensortiments, der Art und
Weise der Darbietung der Waren im Regal, der Dienstleistungen der
Verkäufer, der Bekleidung des Personals, Zahlungsweisen, Preise,
kommerzielle Darbietungsformen usw.”;
d) Die Dienstleistung des Verkaufens wird vom Verbraucher
gewünscht und bezahlt, der sich das konkrete Handelsunternehmen
aussucht und bereit ist, den entsprechenden Preis als Aufschlag
auf den Preis der dort verkauften Waren zu zahlen;
e) Mit einer Marke für „Einzelhandelsdienstleistungen”
kann man vermeiden, das Zeichen in allen Warenklassen eintragen
zu lassen.
7 Gemäß Artikel 11 der Verordnung (EG)
Nr. 216/96 der Kommission vom 5. Februar 1996 über die Verfahrensordnung
vor den Beschwerdekammern des HABM (ABl. EG L 28 vom 6.2.1996, S.
11) (ABl. HABM 4/96, S. 399) forderte die Kammer den Präsidenten
des Amtes am 27. Juli 1999 auf, sich zu dieser Sache zu äußern,
nachdem sie festgestellt hatte, daß sich hieraus eine wichtige
Fragestellung ergab, und zwar dahingehend, ob es sich bei den normalerweise
von den Betreibern von Sporteinzelhandelsgeschäften oder Lebensmitteleinzelhändlern
u. ä. erbrachten Dienstleistungen um Dienstleistungen handelt,
für die man Gemeinschaftsmarken eintragen lassen kann.
8 Der Präsident übermittelte seine Stellungnahme
am 7. Oktober 1999.
9 Der Präsident geht zunächst mit einigen
allgemeinen Bemerkungen auf das Nizzaer Abkommen und die ablehnende
Haltung der meisten Mitgliedstaaten ein, Marken für „Einzelhandelsdienstleistungen”
anzuerkennen. Er weist darauf hin, daß derartige Marken in
diesen Ländern traditionell nicht akzeptiert werden, da man
der Auffassung ist, daß der Verkauf von Waren im Einzelhandel
an sich keine Dienstleistung darstellen könne, sondern lediglich
den Verkauf sowie Nebentätigkeiten (z. B. Warenauslage) beinhaltet.
Soweit zusätzliche Dienstleistungen, z. B. Finanzierung, angeboten
würden, könnte man diese entsprechend der Nizzaer Klassifikation
klassifizieren.
Das Hauptargument des Präsidenten gegen die
Zulassung von „”Einzelhandelsdienstleistungen”
lautet wie folgt:
„Die Klassifikation der Waren und Dienstleistungen
dient laut Regel 2 Absatz 4 DV Verwaltungszwecken. Daher muß
für das Amt aus dem Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
ersichtlich sein, welcher Klasse eine bestimmte Ware oder Dienstleistung
angehört und welchen Umfang sie haben könnte. Dies ist
erstens für die Prüfung auf absolute Eintragungshindernisse
und zweitens für die Entscheidung in Widerspruchs- und Löschungsverfahren
notwendig. Ebenso muß für die Gerichte und Ämter
in den Mitgliedstaaten auf der Grundlage der Waren und Dienstleistungen,
für die eine Gemeinschaftsmarke eingetragen wird, die Art des
Anspruchs auf ausschließliche Rechte ersichtlich sein. Das
gilt auch für nationale Ämter, die frühere Gemeinschaftsmarken
bei Verfahren ex parte und inter partes berücksichtigen müssen.
Daher muß das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen hinreichend
spezifisch sein.
Im Hinblick auf die Klassifizierung existiert ein
wesentlicher Aspekt, der untrennbar mit ihrem Verwaltungszweck verbunden
ist: Marken sind nicht absolut als solche geschützt, sondern
nur in Verbindung mit den Waren und Dienstleistungen, für die
sie eingetragen sind. Der Schutz ist dann „absolut”,
wenn die Waren und Dienstleistungen sowie die Marken identisch sind,
während in anderen Fällen hinsichtlich der Gleichheit
oder Ähnlichkeit der Marken und der Gleichheit oder Ähnlichkeit
der entsprechenden Waren und Dienstleistungen Verwechslungsgefahr
bestehen muß. Daher ist regelmäßig eine Feststellung
des jeweiligen Umfangs des Anspruchs auf ein ausschließliches
Recht erforderlich.
Ein Anspruch auf Einzelhandelsdienstleistungen
mit der Erwartung eines Schutzumfangs, der auch und insbesondere
sämtliche Waren beinhaltet, die die betreffende Einrichtung
führt, befände sich im Widerspruch zu dem oben angesprochenen
Bestimmtheitsgebot. Eine derartige Dienstleistungsklassifizierung
würde insbesondere auf eine Art „Universalklasse”
hinauslaufen, die dem Schutz von Marken durch Eintragung wesensfremd
ist.”
Wie der Präsident weiter ausführt, würde
eine Spezifikation, in der die zu verkaufenden Waren und Dienstleistungen
angegeben sind, den Anspruch zwar transparenter machen, doch würden
die vorstehend dargelegten Probleme bestehen bleiben.
Abschließend weist er die Kammer auf eine
der 1993 im Zusammenhang mit der Verabschiedung der GMV abgegebenen
Gemeinsamen Erklärungen im Protokoll der Sitzung des Rates
hin, die sich auf die Frage der Eintragung von Dienstleistungsmarken
für „Einzelhandelsdienstleistungen” bezieht:
„Der Rat und die Kommission vertreten die
Auffassung, daß die Tätigkeit des Einzelhandels mit Waren
als solche keine Dienstleistung darstellt, für die eine Gemeinschaftsmarke
im Rahmen dieser Verordnung eingetragen werden kann.”
Der Präsident erläutert die Umstände,
unter denen die Gemeinsamen Erklärungen abgegeben wurden:
„Da die GMV selbst die Klassifikation nicht
enthält und die DV damals noch nicht verabschiedet worden war,
gab es keine andere Möglichkeit, als den Einwand gegen die
Eintragung von Marken für Einzelhandelsdienstleistungen in
Form dieser gemeinsamen Erklärung zum Ausdruck zu bringen.
Zweifellos geschah dies in der Erwartung, daß das Amt derartige
Dienstleistungsmarken nicht akzeptieren würde.”
Entscheidungsgründe
10 Die Beschwerde erfüllt die Anforderungen
von Artikel 57, 58 und 59 GMV sowie von Regel 48 DV und ist daher
zulässig.
11 Die Entscheidung des Prüfers beruht auf
Regel 9 Absatz 4 DV, wonach das Amt die Anmeldung zurückweist,
wenn die in Regel 9 Absatz 3 Buchstabe a) DV erwähnten Mängel
nicht fristgemäß beseitigt werden. Regel 9 Absatz 3 Buchstabe
a) DV wiederum bezieht sich auf Anmeldungen, die die Erfordernisse
von Regel 1, 2 und 3 der DV oder die anderen formalen Erfordernisse
der GMV oder der Regeln der DV nicht erfüllen. Entscheidend
sind hier die Regeln 1 und 2 DV.
12 Der hier wesentliche Teil von Regel 1, nämlich
Absatz 1 Buchstabe c) DV, ist in Randnummer 6 dieser Entscheidung
wiedergegeben.
13 Regel 2 DV lautet in ihrem hier wesentlichen
Teil:
„(2) Das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
ist so zu formulieren, daß sich die Art der Waren und Dienstleistungen
klar erkennen läßt und es die Klassifizierung der einzelnen
Waren und Dienstleistungen in nur jeweils einer Klasse der Nizzaer
Klassifikation gestattet.”
14 Aus dem vorstehend geschilderten Sachverhalt
schließt die Kammer, daß für den Prüfer die
Hauptschwierigkeit darin bestand zu entscheiden, ob „das Zusammenbringen
vielfältiger Waren – ohne Transport – zugunsten
Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen”
eine Dienstleistung im Sinne der GMV darstellt oder nicht. Seiner
Auffassung nach handelt es sich nicht um eine Dienstleistung, da
eine derartige Tätigkeit dem Verkauf von Waren untergeordnet
ist und trotz der Formulierung „zugunsten Dritter” im
alleinigen Interesse der Anmelderin liegt.
15 Nach Auffassung der Kammer lautet die Hauptfrage,
ob es sich bei den von Wareneinzelhändlern normalerweise für
ihre Kunden erbrachten Dienstleistungen um Dienstleistungen handelt,
für die Gemeinschaftsmarken eingetragen werden können.
16 Die Kammer möchte zunächst klarstellen,
daß sie die Gemeinsamen Erklärungen des Rates und der
Kommission der Europäischen Gemeinschaften, die in das Protokoll
der Sitzung des Rates vom 20. Dezember 1993, auf der die GMV verabschiedet
wurde, Eingang fanden, nicht als maßgeblich betrachtet, da
die Erklärungen keinerlei rechtliche Bindungswirkung im Gemeinschaftsrecht
genießen. Der Gerichtshof befand in seinem Urteil in der Rechtssache
C-292/89 Antonissen [1991] Slg. 1-745, unter Randnummer 18:
„Eine solche Erklärung kann ... nicht
zur Auslegung abgeleiteten Rechts herangezogen werden, wenn der
Inhalt der Erklärung wie im vorliegenden Fall in der fraglichen
Bestimmung keinen Ausdruck gefunden ... hat.”
Diese Rechtssache betraf eine Erklärung, die
in das Ratsprotokoll aufgenommen wurde, als die Verordnung Nr. 1612/68
und die Richtlinie 68/360/EWG des Rates zur Aufhebung der Reise-
und Aufenthaltsbeschränkungen für Arbeitnehmer der Mitgliedstaaten
und ihre Familienangehörigen innerhalb der Gemeinschaft (ABl.
L 257, S. 13) angenommen wurden.
17 In der GMV ist keine Begriffsbestimmung für
eine „Dienstleistung” enthalten. Aufgrund ihres nicht
greifbaren Charakters ist eine „Dienstleistung” schwerer
zu definieren als eine „Ware”. Daher ist es nicht möglich,
zu einer umfassenden und präzisen Definition zu gelangen.
18 Daher muß eher die Frage gestellt werden,
worum es bei einer Dienstleistung geht. Gewöhnlich ist eine
Dienstleistung dadurch gekennzeichnet, daß etwas zur Deckung
eines bestimmten Bedarfs oder Erfüllung eines Wunsches bereitgestellt
wird, und zwar mehr in Form einer Arbeitsleistung als in Form von
Waren. Somit können Dienstleistungen eine nahezu unbegrenzte
Zahl von Formen annehmen. Daraus folgt, daß der Begriff einer
Dienstleistung weit gefaßt werden sollte. The New Shorter
Oxford English Dictionary (Ausgabe 1993) bietet die verschiedensten
Definitionen für das englische Wort „Service”,
von denen die folgenden in diesem Zusammenhang als besonders bezeichnend
erscheinen: „Provision of a facility to meet the needs or
for the use of a person or thing”; „An act of helping
or benefiting another; behaviour conducive to the welfare or advantage
of another. Chiefly in do, render service”; „Friendly
or personal assistance”; „Serviceableness, usefulness”.
19 Ähnliche Begriffsbilder sind in der französischen,
deutschen, spanischen und italienischen Sprache enthalten. Laut
Le Petit Larousse (Ausgabe 1999), bedeutet der französische
Begriff „service” unter anderem: „Société
de services: entreprise fournissant à titre onéreux
un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion
d’une production de biens matériels”. Im Deutschen
hat das Wort „Dienstleistung” laut Duden - Deutsches
Universalwörterbuch A-Z (Ausgabe 1989) unter anderem folgende
Bedeutung: „[meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen, Arbeiten in
der Wirtschaft, die nicht der Produktion von Gütern dienen.”
Der Begriff „servicio” im Spanischen heißt nach
dem Real Academia Española Diccionario de la Lengua Española
(Ausgabe 1992) unter anderem: „Econ. Prestación humana
que satisface alguna necesidad del hombre que no consiste en la
producción de bienes materiales.” Das italienische
Wort „servizio” wird im Il Grande Dizionario Garzanti
della Lingua Italiana (Ausgabe 1987) u. a. definiert als „insieme
composito dei attività economiche chi non danno luogo alla
produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera
(p.e. scuola, trasporti, commercio, telecommunicazioni, pubblica
amministrazione, spettacolo); terziario: lavorare nei servizi; la
società postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo
dei servizi.”
20 Darüber hinaus ist allgemein bekannt, daß
der Verbraucher für die Erbringung von Dienstleistungen bestimmte
Geschäfte gegenüber anderen bevorzugt. Hierfür kann
die Vollständigkeit der Dienstleistung ausschlaggebend sein.
Die angebotene Einzelhandelsdienstleistung kann sich aus verschiedenen
Faktoren zusammensetzen, z. B. aus dem angebotenen Warensortiment,
der Art und Weise der Warenauslage, dem Standort, dem Komfort insgesamt,
der Einstellung und dem Engagement der Mitarbeiter, der Aufmerksamkeit
gegenüber dem Kunden usw. Umfang oder Qualität der Dienstleistung
sind jedoch bei der Beurteilung einer Anmeldung nicht zu berücksichtigen.
So sollte beispielsweise die Tatsache, daß ein Einzelhandelsgeschäft
mit „Selbstbedienung” arbeitet, nicht dessen Aussichten
auf Gewährung einer Markeneintragung als Einzelhandelsdienstleistung
schmälern. Im großen und ganzen beruht der Geschäftswert
eines Einzelhandelsunternehmens auf der Dienstleistung, die es erbringt.
21 Daher hatte der Prüfer unrecht, als er
erklärte, die von der Anmelderin gewählte Formulierung
zur Beschreibung ihrer Dienstleistung „bezeichnet keine Dienstleistung
zugunsten Dritter, sondern lediglich eine zusätzliche Verkaufstätigkeit
im alleinigen Interesse der Anmelderin”. Darüber hinaus
ist die Einzelhandelstätigkeit von gegenseitigem Vorteil für
den Einzelhändler und den Verbraucher. Daß ein Einzelhändler
zur Ausübung dieser Tätigkeit durch den Wunsch nach Erzielung
oder Erhöhung von Gewinnen und nicht durch den Wunsch, eine
Dienstleistung für die Öffentlichkeit anzubieten motiviert
ist, ändert nichts an der Tatsache, daß eine Dienstleistung
erbracht wird. Ebensowenig wird in der GMV verlangt, daß Dienstleistungen
gegen Entgelt erbracht werden müssen.
22 Die in Randnummer 9 angeführten Äußerungen
des Präsidenten sind für die Kammer kein Anlaß,
daran zu zweifeln, daß der Einzelhandel mit Waren eine Dienstleistung
darstellt, für die Gemeinschaftsmarken eingetragen werden können.
23 Die Äußerungen zum Nizzaer Abkommen
und zu den historischen Gründen für eine Ablehnung der
Eintragung von „Einzelhandelsdienstleistungen” betrachtet
die Kammer mehr als politische denn als rechtliche Argumente.
24 Bei den Äußerungen des Präsidenten
liegt der Schwerpunkt zum großen Teil auf der Klassifikation
der Waren und Dienstleistungen. Obgleich die Klassifikation der
Waren und Dienstleistungen aus verwaltungstechnischer Sicht von
Bedeutung ist, enthält das Gemeinschaftsmarkenrecht abgesehen
von Gebührenregelungen keinerlei Bestimmung, nach der die Annahme
zur Eintragung einer Marke für klar beschriebene Waren oder
Dienstleistungen an eine Bedingung hinsichtlich der Klassifikation
geknüpft ist.
25 Daß ein unvorsichtiger Anmelder einer
Marke allein für „Einzelhandelsdienstleistungen”
davon ausgehen könnte, daß diese auch seine Waren mit
abdeckt, kann kein Grund dafür sein, Einzelhandelsdienstleistungen
nicht zuzulassen.
26 Die Beschwerdeführerin in dieser Sache
beschreibt nicht klar genug die Dienstleistung, für die die
Gemeinschaftsmarke beantragt wird, wie in Regel 2 Absatz 2 DV verlangt.
Statt dessen führt sie die allgemeine Formulierung an, die
in der Erläuterung zu Klasse 35 der Nizzaer Klassifikation
(Siebte Ausgabe) verwendet wird.
27 Nach Auffassung der Beschwerdekammer bedarf
es einer verständlichen Beschreibung der Dienstleistung einschließlich
der Angabe des Bereichs, in dem sie erbracht wird, z. B. „Einzelhandelsdienstleistungen
im Bereich Sportwaren”, oder anderer Bereiche je nach Sachlage.
Ohne eine derartige Angabe wäre es natürlich für
die Prüfungsabteilung schwierig zu beurteilen, z.B. ob die
Marke entsprechend den absoluten Eintragungshindernissen nach Artikel
7 GMV von der Eintragung ausgeschlossen ist oder nicht. Ebenso wäre
es ohne eine derartige Klarstellung schwierig, wenn nicht gar unmöglich,
eine Vorstellung davon zu erlangen, wie weit sich das Ausschlußrecht
erstreckt. Dies ist bei Widerspruchs-, Nichtigkeits- und Verletzungsverfahren
von wesentlicher Bedeutung.
Das genannte Beispiel für eine geeignete Spezifikation
schließt nicht aus, daß andere geeignete Beschreibungen
für eine derartige Dienstleistung gefunden werden.
28 Der Anmelderin sollte vom Prüfer nunmehr
die Gelegenheit gegeben werden, Regel 2 Absatz 2 DV zu erfüllen,
indem sie eine detaillierte Angabe der Einzelhandelsdienstleistung
macht, für die sie die Eintragung ihrer Marke beantragt.
29 Die angefochtene Entscheidung ist daher aufzuheben,
und die Sache ist zur weiteren Entscheidung an den Prüfer zurückzuverweisen.
Tenor der Entscheidung
Aus diesen Gründen wird entschieden:
1. Die angefochtene Entscheidung wird aufgehoben.
2. Die Sache wird zur weiteren Entscheidung an
den Prüfer zurückverwiesen.
ANLAGE
Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen:
9 Schutzhelme und Brillen ( Sportartikel).
12 Fahrräder, Kraftfahrzeuge, Räder für
Fahrräder und Kraftfahrzeuge.
18 Säcke, Taschen und Minirucksäcke.
24 Handtücher und Badetücher.
25 Bekleidungsstücke, auch Sportbekleidungsstücke,
Schutzanzüge für sportliche Zwecke.
28 Geräte für sportliche Übungen,
Knieschützer für sportliche Zwecke.
35 Zusammenstellung einer Vielfalt von Erzeugnissen
(ausgenommen Transportwesen) zum Nutzen Dritter, damit die Verbraucher
diese Erzeugnisse betrachten und erwerben können; Organisation
von Ausstellungen und Messen für wirtschaftliche und Werbezwecke.
39 Dienstleistungen auf dem Gebiet der Veranstaltung
von Reisen.
41 Veranstaltung von sportlichen Wettkämpfen
und Sportveranstaltungen.
ENTSCHEIDUNG DER ZWEITEN BESCHWERDEKAMMER
vom 17. Dezember 1999
in der Beschwerdesache R 46/1998-2
(Verfahrenssprache: Italienisch)
Artikel 28, DV Regel 9 Absatz 4, Absatz 3 a, 1,
2 Absatz 2 GMV
Klasse 35 - Einzelhandelsdienstleistungen - Prüfung
der absoluten Eintragungshindernisse - Klassifikation - Verzeichnis
der Waren und Dienstleistungen - Gemeinsame Erklärungen - Schutzumfang
Die Gemeinsamen Erklärungen des Rates und
der Kommission der Europäischen Gemeinschaften werden nicht
als maßgeblich angesehen, da die Erklärungen keinerlei
rechtliche Bindungswirkung im Gemeinschaftsrecht genießen.
In der GMV ist keine Begriffsbestimmung für eine Dienstleistung
enthalten. Dienstleistungen können eine nahezu unbegrenzte
Zahl von Formen annehmen und der Begriff der Dienstleistung sollte
weit gefaßt werden. Der Einzelhandel mit Waren stellt eine
Dienstleistung dar, für die Gemeinschaftsmarken eingetragen
werden können. Daß ein unvorsichtiger Anmelder einer
Marke für „Einzelhandelsdienstleistungen“ davon
ausgehen könnte, daß diese auch seine Waren mit abdeckt,
kann kein Grund dafür sein, Einzelhandelsdienstleistungen nicht
zuzulassen. Es bedarf einer verständlichen Beschreibung der
Dienstleistung einschließlich der Angabe des Bereiches, in
dem sie erbracht wird, z.B. „Einzelhandelsdienstleistungen
im Bereich Sportwaren“. Ohne eine derartige Klarstellung wäre
es schwierig, wenn nicht gar unmöglich, eine Vorstellung davon
zu erlangen, wie weit sich das Ausschlußrecht erstreckt. Die
angefochtene Entscheidung wurde aufgehoben.
GIACOMELLI SPORT S.P.A
Via 1º Maggio 117, Frazione Silla
Porretta Terme (Bologna) 40040
ITALIENBeschwerdeführerin
ING. BARZANÒ & ZANARDO ROMA S.P.A
Via Piemonte, 26
Rom 00187
ITALIENVertreter
BESCHWERDE betreffend die Gemeinschaftsmarkenanmeldung
Nr. 258582
erläßt
Die Zweite Beschwerdekammer
unter Mitwirkung von K. Sundström (Vorsitzende),
H.R. Furstner (Berichterstatter) und J.F. Gormley
Geschäftsstellenbeamter: E. Gastinel
die folgende
Entscheidung
Sachverhalt
1 Am 8. Mai 1996 beantragte die Beschwerdeführerin
die Eintragung der folgenden Bildmarke
wobei das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
(siehe Anhang), für die der Schutz beantragt wurde, unter anderem
die folgende Spezifikation nach Klasse 35 enthielt:
„Das Zusammenbringen vielfältiger Waren
– ohne Transport – zugunsten Dritter, um Verbrauchern
die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen; Ausrichtung
von Ausstellungen in Hallen und Ausstellungsräumen zu kommerziellen
und Werbezwecken.”
2 Mit Schreiben vom 3. Februar 1998 ersuchte der
Prüfer die Beschwerdeführerin, die Klassifikation so abzuändern,
daß sie dem Artikel 28 der Verordnung (EG) Nr. 40/94 des Rates
vom 20. Dezember 1993 über die Gemeinschaftsmarke (,,GMV”)
(ABl. EG L 11 vom 14.1.1994, S. 1; ABl. HABM 1/95, S. 53) sowie
der Regel 9 der Verordnung (EG) Nr. 2868/95 der Kommission vom 13.
Dezember 1995 zur Durchführung der Verordnung (EG) Nr. 40/94
des Rates über die Gemeinschaftsmarke („DV”) (ABl.
EG L 303 vom 15.12.1995, S. 1; ABl. HABM 2-3/1995, S. 259) entspricht.
Er erläuterte seine Beanstandung wie folgt:
„Das HABM kann die Formulierung der in Ihrer
Anmeldung nach Klasse 35 aufgeführten Dienstleistungen „Das
Zusammenbringen vielfältiger Waren – ohne Transport –
zugunsten Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der
Waren zu ermöglichen” in dieser eingeschränkten
Form nicht akzeptieren.
Nach Auffassung des Amtes ist diese Formulierung,
die einen Schutz für Dienstleistungen beansprucht, bei denen
es sich eigentlich um von der Anmelderin durchgeführte Verkaufstätigkeiten
handelt, unzulässig, da sie keine Dienstleistung zugunsten
Dritter bezeichnet, sondern vielmehr eine ergänzende Verkaufstätigkeit
im alleinigen Interesse der Anmelderin.”
3 Mit Schreiben vom 13. Februar 1998 gab die Beschwerdeführerin
an, daß sie ihre Beschreibung der beantragten Dienstleistungen
nicht ändern werde, da „international und insbesondere
durch das HABM anerkannt ist, daß der Schutz Verkaufsdienstleistungen
einschließen sollte.”
4 Durch Entscheidung vom 23. Februar 1998 lehnte
der Prüfer die Anmeldung hinsichtlich des „Zusammenbringens
vielfältiger Waren – ohne Transport – zugunsten
Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen”
endgültig ab, da diese Dienstleistungen nach Auffassung des
Prüfers „wesentlich mit Verkaufstätigkeiten verbunden
sind”. Als solche entsprach die von der Anmelderin angegebene
Spezifikation nicht Artikel 28 GMV, und der Prüfer wies die
Anmeldung gemäß Regel 9 Absatz 4 DV zurück.
5 Gegen die Entscheidung des Prüfers vom 23.
Februar 1998 betreffend die Gemeinschaftsmarkenanmeldung Nr. 258582
wurde am 30. März 1998 Beschwerde eingelegt. Die Begründung
ging am 22. Juni 1998 beim Amt ein. Die Beschwerde wurde der Prüfungsabteilung
gemäß Artikel 60 GMV zur Abhilfe vorgelegt und an die
Beschwerdekammern zurückverwiesen.
Beschwerdegründe
6 In ihrer langen und ausführlichen Begründung,
die nachfolgend zusammengefaßt wiedergegeben wird, bringt
die Beschwerdeführerin vor:
a) Für die Zurückweisung liegen keine
hinreichenden Gründe vor;
b) Die Entscheidung des Prüfers verstößt
gegen Artikel 28 GMV und gegen Regeln 1 und 2 DV, deren entscheidende
Passagen wie folgt lauten:
b) Artikel 28 GMV:
b) „Die Waren und Dienstleistungen, für
die Gemeinschaftsmarken angemeldet werden, werden nach der in der
Durchführungsverordnung festgelegten Klassifizierung klassifiziert.”
b) Regel 1 Absatz 1 Buchstabe c) DV:
b) „Die Anmeldung für eine Gemeinschaftsmarke
muß enthalten:
b) „gemäß Regel 2 ein Verzeichnis
der Waren und Dienstleistungen, für welche die Marke eingetragen
werden soll.”
b) Regel 2 Absatz 1 DV:
b) „Die Klassifizierung der Waren und Dienstleistungen
richtet sich nach der gemeinsamen Klassifikation des Artikels 1
des geänderten Nizzaer Abkommens vom 15. Juni 1957 über
die internationale Klassifikation von Waren und Dienstleistungen
für die Eintragung von Marken” („Nizzaer Klassifikation”);
c) Die vom Einzelhändler erbrachten Dienstleistungen
„bestehen aus der Auswahl der zu kaufenden und weiterzuverkaufenden
Waren, der Organisation der Verkaufsräume (zum Beispiel Anordnung
der Waren, mögliche Hintergrundmusik, Farben, Ausstattung,
Beleuchtung usw.), der Planung des Warensortiments, der Art und
Weise der Darbietung der Waren im Regal, der Dienstleistungen der
Verkäufer, der Bekleidung des Personals, Zahlungsweisen, Preise,
kommerzielle Darbietungsformen usw.”;
d) Die Dienstleistung des Verkaufens wird vom Verbraucher
gewünscht und bezahlt, der sich das konkrete Handelsunternehmen
aussucht und bereit ist, den entsprechenden Preis als Aufschlag
auf den Preis der dort verkauften Waren zu zahlen;
e) Mit einer Marke für „Einzelhandelsdienstleistungen”
kann man vermeiden, das Zeichen in allen Warenklassen eintragen
zu lassen.
7 Gemäß Artikel 11 der Verordnung (EG)
Nr. 216/96 der Kommission vom 5. Februar 1996 über die Verfahrensordnung
vor den Beschwerdekammern des HABM (ABl. EG L 28 vom 6.2.1996, S.
11) (ABl. HABM 4/96, S. 399) forderte die Kammer den Präsidenten
des Amtes am 27. Juli 1999 auf, sich zu dieser Sache zu äußern,
nachdem sie festgestellt hatte, daß sich hieraus eine wichtige
Fragestellung ergab, und zwar dahingehend, ob es sich bei den normalerweise
von den Betreibern von Sporteinzelhandelsgeschäften oder Lebensmitteleinzelhändlern
u. ä. erbrachten Dienstleistungen um Dienstleistungen handelt,
für die man Gemeinschaftsmarken eintragen lassen kann.
8 Der Präsident übermittelte seine Stellungnahme
am 7. Oktober 1999.
9 Der Präsident geht zunächst mit einigen
allgemeinen Bemerkungen auf das Nizzaer Abkommen und die ablehnende
Haltung der meisten Mitgliedstaaten ein, Marken für „Einzelhandelsdienstleistungen”
anzuerkennen. Er weist darauf hin, daß derartige Marken in
diesen Ländern traditionell nicht akzeptiert werden, da man
der Auffassung ist, daß der Verkauf von Waren im Einzelhandel
an sich keine Dienstleistung darstellen könne, sondern lediglich
den Verkauf sowie Nebentätigkeiten (z. B. Warenauslage) beinhaltet.
Soweit zusätzliche Dienstleistungen, z. B. Finanzierung, angeboten
würden, könnte man diese entsprechend der Nizzaer Klassifikation
klassifizieren.
Das Hauptargument des Präsidenten gegen die
Zulassung von „”Einzelhandelsdienstleistungen”
lautet wie folgt:
„Die Klassifikation der Waren und Dienstleistungen
dient laut Regel 2 Absatz 4 DV Verwaltungszwecken. Daher muß
für das Amt aus dem Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
ersichtlich sein, welcher Klasse eine bestimmte Ware oder Dienstleistung
angehört und welchen Umfang sie haben könnte. Dies ist
erstens für die Prüfung auf absolute Eintragungshindernisse
und zweitens für die Entscheidung in Widerspruchs- und Löschungsverfahren
notwendig. Ebenso muß für die Gerichte und Ämter
in den Mitgliedstaaten auf der Grundlage der Waren und Dienstleistungen,
für die eine Gemeinschaftsmarke eingetragen wird, die Art des
Anspruchs auf ausschließliche Rechte ersichtlich sein. Das
gilt auch für nationale Ämter, die frühere Gemeinschaftsmarken
bei Verfahren ex parte und inter partes berücksichtigen müssen.
Daher muß das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen hinreichend
spezifisch sein.
Im Hinblick auf die Klassifizierung existiert ein
wesentlicher Aspekt, der untrennbar mit ihrem Verwaltungszweck verbunden
ist: Marken sind nicht absolut als solche geschützt, sondern
nur in Verbindung mit den Waren und Dienstleistungen, für die
sie eingetragen sind. Der Schutz ist dann „absolut”,
wenn die Waren und Dienstleistungen sowie die Marken identisch sind,
während in anderen Fällen hinsichtlich der Gleichheit
oder Ähnlichkeit der Marken und der Gleichheit oder Ähnlichkeit
der entsprechenden Waren und Dienstleistungen Verwechslungsgefahr
bestehen muß. Daher ist regelmäßig eine Feststellung
des jeweiligen Umfangs des Anspruchs auf ein ausschließliches
Recht erforderlich.
Ein Anspruch auf Einzelhandelsdienstleistungen
mit der Erwartung eines Schutzumfangs, der auch und insbesondere
sämtliche Waren beinhaltet, die die betreffende Einrichtung
führt, befände sich im Widerspruch zu dem oben angesprochenen
Bestimmtheitsgebot. Eine derartige Dienstleistungsklassifizierung
würde insbesondere auf eine Art „Universalklasse”
hinauslaufen, die dem Schutz von Marken durch Eintragung wesensfremd
ist.”
Wie der Präsident weiter ausführt, würde
eine Spezifikation, in der die zu verkaufenden Waren und Dienstleistungen
angegeben sind, den Anspruch zwar transparenter machen, doch würden
die vorstehend dargelegten Probleme bestehen bleiben.
Abschließend weist er die Kammer auf eine
der 1993 im Zusammenhang mit der Verabschiedung der GMV abgegebenen
Gemeinsamen Erklärungen im Protokoll der Sitzung des Rates
hin, die sich auf die Frage der Eintragung von Dienstleistungsmarken
für „Einzelhandelsdienstleistungen” bezieht:
„Der Rat und die Kommission vertreten die
Auffassung, daß die Tätigkeit des Einzelhandels mit Waren
als solche keine Dienstleistung darstellt, für die eine Gemeinschaftsmarke
im Rahmen dieser Verordnung eingetragen werden kann.”
Der Präsident erläutert die Umstände,
unter denen die Gemeinsamen Erklärungen abgegeben wurden:
„Da die GMV selbst die Klassifikation nicht
enthält und die DV damals noch nicht verabschiedet worden war,
gab es keine andere Möglichkeit, als den Einwand gegen die
Eintragung von Marken für Einzelhandelsdienstleistungen in
Form dieser gemeinsamen Erklärung zum Ausdruck zu bringen.
Zweifellos geschah dies in der Erwartung, daß das Amt derartige
Dienstleistungsmarken nicht akzeptieren würde.”
Entscheidungsgründe
10 Die Beschwerde erfüllt die Anforderungen
von Artikel 57, 58 und 59 GMV sowie von Regel 48 DV und ist daher
zulässig.
11 Die Entscheidung des Prüfers beruht auf
Regel 9 Absatz 4 DV, wonach das Amt die Anmeldung zurückweist,
wenn die in Regel 9 Absatz 3 Buchstabe a) DV erwähnten Mängel
nicht fristgemäß beseitigt werden. Regel 9 Absatz 3 Buchstabe
a) DV wiederum bezieht sich auf Anmeldungen, die die Erfordernisse
von Regel 1, 2 und 3 der DV oder die anderen formalen Erfordernisse
der GMV oder der Regeln der DV nicht erfüllen. Entscheidend
sind hier die Regeln 1 und 2 DV.
12 Der hier wesentliche Teil von Regel 1, nämlich
Absatz 1 Buchstabe c) DV, ist in Randnummer 6 dieser Entscheidung
wiedergegeben.
13 Regel 2 DV lautet in ihrem hier wesentlichen
Teil:
„(2) Das Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen
ist so zu formulieren, daß sich die Art der Waren und Dienstleistungen
klar erkennen läßt und es die Klassifizierung der einzelnen
Waren und Dienstleistungen in nur jeweils einer Klasse der Nizzaer
Klassifikation gestattet.”
14 Aus dem vorstehend geschilderten Sachverhalt
schließt die Kammer, daß für den Prüfer die
Hauptschwierigkeit darin bestand zu entscheiden, ob „das Zusammenbringen
vielfältiger Waren – ohne Transport – zugunsten
Dritter, um Verbrauchern die Ansicht und den Kauf der Waren zu ermöglichen”
eine Dienstleistung im Sinne der GMV darstellt oder nicht. Seiner
Auffassung nach handelt es sich nicht um eine Dienstleistung, da
eine derartige Tätigkeit dem Verkauf von Waren untergeordnet
ist und trotz der Formulierung „zugunsten Dritter” im
alleinigen Interesse der Anmelderin liegt.
15 Nach Auffassung der Kammer lautet die Hauptfrage,
ob es sich bei den von Wareneinzelhändlern normalerweise für
ihre Kunden erbrachten Dienstleistungen um Dienstleistungen handelt,
für die Gemeinschaftsmarken eingetragen werden können.
16 Die Kammer möchte zunächst klarstellen,
daß sie die Gemeinsamen Erklärungen des Rates und der
Kommission der Europäischen Gemeinschaften, die in das Protokoll
der Sitzung des Rates vom 20. Dezember 1993, auf der die GMV verabschiedet
wurde, Eingang fanden, nicht als maßgeblich betrachtet, da
die Erklärungen keinerlei rechtliche Bindungswirkung im Gemeinschaftsrecht
genießen. Der Gerichtshof befand in seinem Urteil in der Rechtssache
C-292/89 Antonissen [1991] Slg. 1-745, unter Randnummer 18:
„Eine solche Erklärung kann ... nicht
zur Auslegung abgeleiteten Rechts herangezogen werden, wenn der
Inhalt der Erklärung wie im vorliegenden Fall in der fraglichen
Bestimmung keinen Ausdruck gefunden ... hat.”
Diese Rechtssache betraf eine Erklärung, die
in das Ratsprotokoll aufgenommen wurde, als die Verordnung Nr. 1612/68
und die Richtlinie 68/360/EWG des Rates zur Aufhebung der Reise-
und Aufenthaltsbeschränkungen für Arbeitnehmer der Mitgliedstaaten
und ihre Familienangehörigen innerhalb der Gemeinschaft (ABl.
L 257, S. 13) angenommen wurden.
17 In der GMV ist keine Begriffsbestimmung für
eine „Dienstleistung” enthalten. Aufgrund ihres nicht
greifbaren Charakters ist eine „Dienstleistung” schwerer
zu definieren als eine „Ware”. Daher ist es nicht möglich,
zu einer umfassenden und präzisen Definition zu gelangen.
18 Daher muß eher die Frage gestellt werden,
worum es bei einer Dienstleistung geht. Gewöhnlich ist eine
Dienstleistung dadurch gekennzeichnet, daß etwas zur Deckung
eines bestimmten Bedarfs oder Erfüllung eines Wunsches bereitgestellt
wird, und zwar mehr in Form einer Arbeitsleistung als in Form von
Waren. Somit können Dienstleistungen eine nahezu unbegrenzte
Zahl von Formen annehmen. Daraus folgt, daß der Begriff einer
Dienstleistung weit gefaßt werden sollte. The New Shorter
Oxford English Dictionary (Ausgabe 1993) bietet die verschiedensten
Definitionen für das englische Wort „Service”,
von denen die folgenden in diesem Zusammenhang als besonders bezeichnend
erscheinen: „Provision of a facility to meet the needs or
for the use of a person or thing”; „An act of helping
or benefiting another; behaviour conducive to the welfare or advantage
of another. Chiefly in do, render service”; „Friendly
or personal assistance”; „Serviceableness, usefulness”.
19 Ähnliche Begriffsbilder sind in der französischen,
deutschen, spanischen und italienischen Sprache enthalten. Laut
Le Petit Larousse (Ausgabe 1999), bedeutet der französische
Begriff „service” unter anderem: „Société
de services: entreprise fournissant à titre onéreux
un travail, des prestations, du personnel, etc., à l’exclusion
d’une production de biens matériels”. Im Deutschen
hat das Wort „Dienstleistung” laut Duden - Deutsches
Universalwörterbuch A-Z (Ausgabe 1989) unter anderem folgende
Bedeutung: „[meist Pl.] (Wirtsch.) Leistungen, Arbeiten in
der Wirtschaft, die nicht der Produktion von Gütern dienen.”
Der Begriff „servicio” im Spanischen heißt nach
dem Real Academia Española Diccionario de la Lengua Española
(Ausgabe 1992) unter anderem: „Econ. Prestación humana
que satisface alguna necesidad del hombre que no consiste en la
producción de bienes materiales.” Das italienische
Wort „servizio” wird im Il Grande Dizionario Garzanti
della Lingua Italiana (Ausgabe 1987) u. a. definiert als „insieme
composito dei attività economiche chi non danno luogo alla
produzione di nuovi beni ma consistono in prestazioni d’opera
(p.e. scuola, trasporti, commercio, telecommunicazioni, pubblica
amministrazione, spettacolo); terziario: lavorare nei servizi; la
società postindustriale è caratterizzata dallo sviluppo
dei servizi.”
20 Darüber hinaus ist allgemein bekannt, daß
der Verbraucher für die Erbringung von Dienstleistungen bestimmte
Geschäfte gegenüber anderen bevorzugt. Hierfür kann
die Vollständigkeit der Dienstleistung ausschlaggebend sein.
Die angebotene Einzelhandelsdienstleistung kann sich aus verschiedenen
Faktoren zusammensetzen, z. B. aus dem angebotenen Warensortiment,
der Art und Weise der Warenauslage, dem Standort, dem Komfort insgesamt,
der Einstellung und dem Engagement der Mitarbeiter, der Aufmerksamkeit
gegenüber dem Kunden usw. Umfang oder Qualität der Dienstleistung
sind jedoch bei der Beurteilung einer Anmeldung nicht zu berücksichtigen.
So sollte beispielsweise die Tatsache, daß ein Einzelhandelsgeschäft
mit „Selbstbedienung” arbeitet, nicht dessen Aussichten
auf Gewährung einer Markeneintragung als Einzelhandelsdienstleistung
schmälern. Im großen und ganzen beruht der Geschäftswert
eines Einzelhandelsunternehmens auf der Dienstleistung, die es erbringt.
21 Daher hatte der Prüfer unrecht, als er
erklärte, die von der Anmelderin gewählte Formulierung
zur Beschreibung ihrer Dienstleistung „bezeichnet keine Dienstleistung
zugunsten Dritter, sondern lediglich eine zusätzliche Verkaufstätigkeit
im alleinigen Interesse der Anmelderin”. Darüber hinaus
ist die Einzelhandelstätigkeit von gegenseitigem Vorteil für
den Einzelhändler und den Verbraucher. Daß ein Einzelhändler
zur Ausübung dieser Tätigkeit durch den Wunsch nach Erzielung
oder Erhöhung von Gewinnen und nicht durch den Wunsch, eine
Dienstleistung für die Öffentlichkeit anzubieten motiviert
ist, ändert nichts an der Tatsache, daß eine Dienstleistung
erbracht wird. Ebensowenig wird in der GMV verlangt, daß Dienstleistungen
gegen Entgelt erbracht werden müssen.
22 Die in Randnummer 9 angeführten Äußerungen
des Präsidenten sind für die Kammer kein Anlaß,
daran zu zweifeln, daß der Einzelhandel mit Waren eine Dienstleistung
darstellt, für die Gemeinschaftsmarken eingetragen werden können.
23 Die Äußerungen zum Nizzaer Abkommen
und zu den historischen Gründen für eine Ablehnung der
Eintragung von „Einzelhandelsdienstleistungen” betrachtet
die Kammer mehr als politische denn als rechtliche Argumente.
24 Bei den Äußerungen des Präsidenten
liegt der Schwerpunkt zum großen Teil auf der Klassifikation
der Waren und Dienstleistungen. Obgleich die Klassifikation der
Waren und Dienstleistungen aus verwaltungstechnischer Sicht von
Bedeutung ist, enthält das Gemeinschaftsmarkenrecht abgesehen
von Gebührenregelungen keinerlei Bestimmung, nach der die Annahme
zur Eintragung einer Marke für klar beschriebene Waren oder
Dienstleistungen an eine Bedingung hinsichtlich der Klassifikation
geknüpft ist.
25 Daß ein unvorsichtiger Anmelder einer
Marke allein für „Einzelhandelsdienstleistungen”
davon ausgehen könnte, daß diese auch seine Waren mit
abdeckt, kann kein Grund dafür sein, Einzelhandelsdienstleistungen
nicht zuzulassen.
26 Die Beschwerdeführerin in dieser Sache
beschreibt nicht klar genug die Dienstleistung, für die die
Gemeinschaftsmarke beantragt wird, wie in Regel 2 Absatz 2 DV verlangt.
Statt dessen führt sie die allgemeine Formulierung an, die
in der Erläuterung zu Klasse 35 der Nizzaer Klassifikation
(Siebte Ausgabe) verwendet wird.
27 Nach Auffassung der Beschwerdekammer bedarf
es einer verständlichen Beschreibung der Dienstleistung einschließlich
der Angabe des Bereichs, in dem sie erbracht wird, z. B. „Einzelhandelsdienstleistungen
im Bereich Sportwaren”, oder anderer Bereiche je nach Sachlage.
Ohne eine derartige Angabe wäre es natürlich für
die Prüfungsabteilung schwierig zu beurteilen, z.B. ob die
Marke entsprechend den absoluten Eintragungshindernissen nach Artikel
7 GMV von der Eintragung ausgeschlossen ist oder nicht. Ebenso wäre
es ohne eine derartige Klarstellung schwierig, wenn nicht gar unmöglich,
eine Vorstellung davon zu erlangen, wie weit sich das Ausschlußrecht
erstreckt. Dies ist bei Widerspruchs-, Nichtigkeits- und Verletzungsverfahren
von wesentlicher Bedeutung.
Das genannte Beispiel für eine geeignete Spezifikation
schließt nicht aus, daß andere geeignete Beschreibungen
für eine derartige Dienstleistung gefunden werden.
28 Der Anmelderin sollte vom Prüfer nunmehr
die Gelegenheit gegeben werden, Regel 2 Absatz 2 DV zu erfüllen,
indem sie eine detaillierte Angabe der Einzelhandelsdienstleistung
macht, für die sie die Eintragung ihrer Marke beantragt.
29 Die angefochtene Entscheidung ist daher aufzuheben,
und die Sache ist zur weiteren Entscheidung an den Prüfer zurückzuverweisen.
Tenor der Entscheidung
Aus diesen Gründen wird entschieden:
1. Die angefochtene Entscheidung wird aufgehoben.
2. Die Sache wird zur weiteren Entscheidung an
den Prüfer zurückverwiesen.
ANLAGE
Verzeichnis der Waren und Dienstleistungen:
9 Schutzhelme und Brillen ( Sportartikel).
12 Fahrräder, Kraftfahrzeuge, Räder für
Fahrräder und Kraftfahrzeuge.
18 Säcke, Taschen und Minirucksäcke.
24 Handtücher und Badetücher.
25 Bekleidungsstücke, auch Sportbekleidungsstücke,
Schutzanzüge für sportliche Zwecke.
28 Geräte für sportliche Übungen,
Knieschützer für sportliche Zwecke.
35 Zusammenstellung einer Vielfalt von Erzeugnissen
(ausgenommen Transportwesen) zum Nutzen Dritter, damit die Verbraucher
diese Erzeugnisse betrachten und erwerben können; Organisation
von Ausstellungen und Messen für wirtschaftliche und Werbezwecke.
39 Dienstleistungen auf dem Gebiet der Veranstaltung
von Reisen.
41 Veranstaltung von sportlichen Wettkämpfen
und Sportveranstaltungen.
vv
9 febbraio 2000
vedi
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